Cambiamento climatico, qualità delle acque di balneazione e rischi per la salute


L’acqua di balneazione è un’acqua superficiale, o una sua parte, nella quale l’autorità competente prevede venga praticata la balneazione e sulla quale non è stato imposto un divieto permanente. In questa definizione possono rientrare tratti di mare, di fiume e di lago, mentre non sono comprese le piscine, le acque utilizzate a fini terapeutici o termali e le acque confinate create artificialmente. Si tratta quindi di un ambito strettamente collegato alla tutela della salute pubblica, perché riguarda luoghi frequentati da molte persone e potenzialmente esposti a rischi sanitari in caso di contaminazione o alterazione della qualità dell’acqua.
La disciplina delle acque di balneazione è regolata dalla normativa europea e nazionale recepita in Italia con il D.Lgs. 116/2008 e completata dai successivi decreti attuativi. La classificazione delle acque si basa sui dati raccolti nel corso della stagione balneare appena conclusa e nelle tre stagioni precedenti, così da fornire una valutazione fondata sull’andamento nel tempo e non su un singolo episodio isolato. Questo sistema permette di monitorare la qualità delle acque in modo continuativo e di intervenire tempestivamente quando emergono criticità.
Effetti sulla salute
Aumento delle temperature ed eventi metereologici estremi possono dunque determinare una contaminazione microbiologica delle acque di balneazione prevalentemente da batteri indicatori di contaminazione fecale, come Escherichia coli ed Enterococchi intestinali e favorire la proliferazione di alghe nocive e di altri microrganismi patogeni.
Le fioriture algali possono produrre tossine che causano irritazioni cutanee, gastroenteriti e altri disturbi nei bagnanti.
In questo senso, il cambiamento climatico non agisce solo come fattore ambientale generale, ma come elemento che può alterare concretamente la sicurezza sanitaria e la gestione delle acque destinate alla balneazione. Per questo la protezione della salute dei bagnanti richiede sempre più una lettura integrata tra ambiente, clima e prevenzione.
Consulta anche la campagna di informazione del servizio sanitario regionale “Sicurezza d’aMare-Prenditi cura di te, prenditi cura del mare”
La balneabilità: controlli e normativa
La balneabilità delle acque è basata sul controllo di parametri batteriologici ovvero Escherichia coli ed enterococchi intestinali indicatori di contaminazione fecale.
Oltre ai parametri batteriologici, vi è anche il monitoraggio di elementi che possono costituire un rischio per la salute, come Ostreopsis ovata in mare, cianobatteri nei laghi, macroalghe, fitoplancton e rifiuti galleggianti. Questo mostra come la sicurezza della balneazione non dipenda solo dalla contaminazione fecale, ma anche da altri fattori ambientali che possono alterare la qualità dell’acqua e la fruibilità delle aree costiere. L’approccio è quindi ampio e tiene conto della complessità degli ecosistemi marini e costieri.
Le nuove linee guida dell’OMS (WHO 2021) raccomandano di valutare tra i rischi associati alla balneazione anche l’antibiotico resistenza, indotta in diversi gruppi batterici, e un monitoraggio di sorveglianza AMR rientrerebbe nel piano di azione globale (WHO, 2015) secondo l’approccio One Health.
La disciplina delle acque di balneazione è regolata dalla normativa europea (Direttiva Balneazione (2006/7/CE)) recepita in Italia con il D.Lgs. 116/2008 e completata dai successivi decreti attuativi.
La Direttiva in vigore privilegia una gestione integrata della qualità delle acque, allo scopo di mettere in atto azioni volte a prevenire l´esposizione dei bagnanti a rischi per la salute. La Regione Emilia-Romagna ogni anno individua le acque di balneazione e la relativa rete del monitoraggio mediante propria Delibera di Giunta Regionale.
Il monitoraggio delle acque di balneazione è indispensabile per conoscere lo stato di qualità del mare e orientare le misure di tutela, risanamento e valorizzazione della fascia costiera. Non si tratta solo di una verifica tecnica, ma di uno strumento di prevenzione sanitaria e di gestione sostenibile del territorio. Conoscere in modo continuo lo stato delle acque consente infatti di rilevare tempestivamente eventuali situazioni di rischio e di adottare i provvedimenti necessari per proteggere i bagnanti.
Al termine di ciascuna stagione balneare viene effettuata la classificazione delle acque basandosi sui dati raccolti nel corso della stagione balneare appena conclusa e nelle tre stagioni precedenti, così da fornire una valutazione fondata sull’andamento nel tempo e non su un singolo episodio isolato. Questo sistema permette di monitorare la qualità delle acque in modo continuativo e di intervenire tempestivamente quando emergono criticità.
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Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2026, 11:57
