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Cittadella San Rocco di Ferrara: Medicina di Genere

pubblicato il 14/04/2016 11:55, ultima modifica 14/04/2016 11:55
Sabato 16 aprile 2016 ore 9.454 giornata di studio per favorire la diffusione e l'applicazione della medicina di genere. L'on. Paola Boldrini, prima firmataria, presenta la Proposta di Legge.

Ferrara, 14 Aprile 2016. L’on. Paola Boldrini, ferrarese e prima firmataria della legge che vuole riempire  un vuoto normativo sulla medicina di genere, Sabato 16 aprile 2016, dalle 9.45 nell'Aula Leoniceno della Cittadella San Rocco in C.so Giovecca 203 a Ferrara, interviene al dibattito coordinato da Mauro Marabini, direttore sanitario di Ausl Ferrara per illustrare nel dettaglio motivi e contenuti della proposta, durante  la Giornata di studio per la presentazione della Proposta di Legge n. 3603 del 12 febbraio 2016”.

“L’approccio di differenza sessuale e di genere nella formazione, prevenzione, cura e ricerca –precisa infatti l'Onorevole- pur presentando alcuni spunti di buone pratiche, non è ancora reso omogeneo da una normativa nazionale che consenta di rispettare appieno il diritto alla salute tutelato dall’articolo 32 della Costituzione Italiana”.

La Proposta vuole, quindi, introdurre nell’ordinamento la diffusione e l'applicazione di una cultura della medicina di genere come approccio scientifico per garantire qualità e appropriatezza delle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale basate su oggettive distinzioni di sesso e genere, a lungo ignorate, ed è anche il  coronamento dell’intenso lavoro svolto in questi anni dalle due aziende sanitarie -Ausl e Azienda Ospedaliero-Universitaria- e dall’Università di Ferrara.

Ausl Ferrara, infatti,  nel  settembre 2015 presentò a Berlino, con Fulvia Signani, dirigente psicologa Ausl -coordinatrice del gruppo di lavoro e oggi consulente alla stesura del Progetto di legge- il Modello pilota ferrarese della Medicina di Genere al 7° Congresso della Società Internazionale di Medicina di Genere che lo qualificò come un “progetto originale e strategico per la diffusione della Medicina di Genere”.

Il “Modello Ferrara” prevede azioni dirette agli operatori sanitari dell’intera Regione Emilia Romagna con corsi di formazione a distanza per costruire una comunità scientifica e professionale competente sulla Medicina di Genere con persone che diventino innovatori pronti a promuovere questo nuovo orientamento.

L'approccio di genere alla medicina e alla ricerca clinica implica, appunto, una nuova forma mentis, un nuovo metodo, a partire dagli stadi iniziali della ricerca, prevenzione, diagnosi e cura, per garantire atteggiamenti scientifici che consentano di rilevare differenti evoluzioni della malattia e performance dei farmaci in base alle diversità fisiologiche e psicologiche tra uomini e donne.

A questo proposito, la prima firmataria Paola Boldrini precisa, infatti, che “sia l’ampio respiro internazionale, con reti consolidate di professionisti, sia la vivacità italiana che ormai vede la medicina di genere trattata in ogni evento congressuale medico, rafforzano la necessità di occuparsi di medicina di genere”.

La medicina di genere nasce, infatti, dall’evidenza scientifica che le diversità di sesso e genere incidono inevitabilmente sulle varie fasi della malattia e influiscano sul comportamento e reazione alle cure del paziente, con la possibilità di determinare scenari terapeutici diversi negli uni o negli altri casi.

 “La Proposta di Legge presentata alla Camera dei Deputati -conclude Boldrini- vuole fornire precise direttive in termini di formazione dei cittadini, divulgazione delle informazioni, pratiche in ambito sanitario, affinché la medicina di genere non resti confinata nella buona volontà del singolo professionista, ma costituisca una prassi consolidata per innalzare la qualità del nostro Servizio Sanitario”.

Obiettivo del dibattito del 16 aprile, cui sono stati invitati i Comuni e gli Assessori alla Salute della Provincia di Ferrara, gli Ordini e Collegi professionali , le Associazioni di professionisti, malati e vari detentori interesse sulla medicina di genere,  è, quindi, quello di descrivere  le possibili politiche  necessarie a mettere in pratica le diversità di genere in medicina e nelle scienze della cura per  migliorare la qualità delle prestazioni fornite dal Sistema Sanitario.

Questo percorso verso atteggiamenti consapevoli s’inserisce nel cambiamento in atto da tempo nel panorama internazionale, che ha visto attivi, negli ultimi trent'anni, organizzazioni fondamentali come l’Unione Europea, l'ONU – Organizzazione Nazioni Unite, l'OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità e che, a partire dalla fine degli anni Novanta, ha iniziato a essere recepito anche in Italia, con le prime rilevazioni in merito alla necessità di avviare un percorso di acquisizione di consapevolezza.

Firmatari della Proposta di Legge, con l'Onorevole Boldrini, sono anche i deputati:

Patriarca, Lenzi, Gelli, Roberta Agostini, Berlinghieri, Stella Bianchi, Bolognesi, Burtone, Carnevali, D’Incecco, Fabbri, Gasparini, Miotto, Narduolo, Piazzoni, Piccione, Giuditta Pini, Rostellato, Sbrollini, Scuvera, Tinagli, Zampa, Zanin.

Approfondimenti: http://www.ausl.fe.it/dedicato-a-1/medicina-di-genere/medicina-di-genere

 

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