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I risultati dell'indagine svolta sullo stress del sisma nella popolazione dell'Alto Ferrarese

pubblicato il 20/11/2013 16:40, ultima modifica 20/11/2013 16:40
La ricerca, coordinata da una équipe interdisciplinare di sociologi, medici, psicologi e psichiatri dell’azienda USL e che ha interessato un campione di 339 cittadini residenti nei Comuni dell’Alto Ferrarese, si è focalizzata sulle percezioni dei cittadini rispetto al loro stato di ansia e di preoccupazione e sulle strategie adottate per fronteggiare le situazioni di stress e di disagio per l’evento sismico del maggio 2012.

Si è tenuta oggi nella sede Municipale temporanea di Poggio Renatico, alla presenza del Sindaco Paolo Pavani e del Direttore del distretto Ovest Mauro Manfredini, la conferenza stampa per presentare i risultati dell’indagine svolta sullo stress del sisma nella popolazione dell’Alto ferrarese.

La ricerca, promossa dall’Ufficio di Piano e realizzata grazie alla collaborazione dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari del Distretto, ha coinvolto i 6 Comuni che fanno parte dell’associazione intercomunale alto ferrarese. Gli amministratori di tutti i Comuni coinvolti hanno aderito con vivo interesse al progetto, come evidenziato dal Sindaco Paolo Pavani, proprio perchè consapevoli che l’esperienza vissuta dai loco concittadini poteva aver determinato importanti traumi “con la terra nel 2012 aveva tremato purtroppo anche il nostro animo più profondo -  nostri concittadini hanno vissuto l’esperienza   del sisma in maniera più o meno drammatica in base alla situazione che hanno dovuto affrontare: chi ha dovuto essere ospitato perché costretto a lasciare la propria casa e chi ha invece dovuto lasciarla definitivamente perché pericolosa e ritrovandosi ad entrare nella propria abitazione accompagnati dai Vigili del fuoco per portare via le poche cose che era possibile recuperare per l’immediato. Sicuramente condizioni stressanti che si sono protratte nel tempo, quindi con questa ricerca vi era anche l’occasione e l’opportunità di raccogliere informazioni utili agli amministratori per rispondere alle nuove necessità della popolazione locale”

Il direttore del Distretto Ovest, Mauro Manfredini, ha presentato quindi i risultati dell’indagine, coordinata da una équipe interdisciplinare di sociologici, medici, psicologi e psichiatri dell’Azienda USL di Ferrara, che ha coinvolto, mediante la realizzazione di un’intervista telefonica, 252 cittadini residenti nei Comuni di Cento, Bondeno, Sant’Agostino, Vigarano Mainarda, Poggio Renatico e Mirabello.

Le interviste telefoniche, realizzate mediante una apposita scheda scientificamente predisposta, sono state proposte a un campione di 339 cittadini residenti nei Comuni dell’Alto ferrarese individuati in base a indicatori che ne caratterizzano la “fragilità”. I  252 cittadini che hanno accettato di partecipare all’indagine rappresentano circa il 75% dei contattati, a fronte del restante 25%, 87 persone, che ha rifiutato l’intervista.

La ricerca si è concentrata sulle seguenti dimensioni:

  • sintomatologia ansiosa
  • perdita di beni materiali e relazionali
  • cambiamenti nelle abitudini, strategie di adattamento

Per quanto riguarda la sintomatologia ansiosa, l’obiettivo era di indagare, con un approccio microsociologico, le percezioni dei cittadini rispetto al loro attuale stato di ansia e di preoccupazione e le strategie adottate  per fronteggiare le situazioni di stress e di disagio, focalizzando l’attenzione in particolare sulle persone che presentano condizioni di cosiddetta “fragilità” sociale e sanitaria come le persone in carico al servizio di assistenza domiciliare integrata, gli anziani soli, i nuclei familiari, i fruitori dei contributi di autonoma sistemazione la cui abitazione è diventata inagibile a seguito dell’evento sismico.

Alla domanda “Si sente più ansioso rispetto a prima?” il 64% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi abbastanza o molto più ansioso. Continuando su questa prima dimensione, dall’indagine è emerso che il 68% del campione ha pensieri ricorrenti di quanto è accaduto durante il terremoto, e quasi il 18% dichiara che “continua a pensarci molto spesso”. Sul lato della preoccupazione, alla domanda “Quando Le si presenta un problema nuovo, si sente più preoccupato?” il 55% degli intervistati dichiara di sentirsi abbastanza o molto più preoccupato rispetto a prima.

Il secondo aspetto indagato, è stato la perdita dei beni, intesi sia in senso materiale che in termini di relazioni e di abitudini. La vita quotidiana, per una percentuale significativa delle famiglie intervistate, è ancora interessata da percorsi di adattamento e dai temi della perdita (sia di beni materiali, che relazionali).

I cambiamenti intervenuti, sia a livello psicologico nel quadro della sintomatologia ansiosa, che a livello sociale, in relazione alle modifiche nelle abitudini dei singoli e delle famiglie, sembrano riflettersi in maniera piuttosto incisiva, seppur con le dovute differenze individuali, sulle condizioni di vita della popolazione intervistata. A livello generale, dalle risposte raccolte durante le interviste telefoniche appaiono comunque confermarsi una buona tenuta della rete familiare (quasi il 50% degli intervistati incontra i familiari tutti i giorni e circa il 30%  una o più volte la settimana) e, nei casi di utenti con problemi sanitari assistiti a domicilio, una presenza di servizi in grado di svolgere una funzione in un certo senso “protettiva” rispetto all’insorgenza di sentimenti di più forte e devastante disagio. Infatti alla domanda “Sono cambiate le sue abitudini, o quelle della sua famiglia?” due anziani su tre hanno risposto di non aver cambiato in maniera significativa la loro routine quotidiana, mentre questa è cambiata per il 73% degli intervistati che hanno usufruito dei contributi di autonoma sistemazione.

Infine per quanto riguarda i cambiamenti nelle abitudini, gli intervistati di questo gruppo segnalano, in particolare, modifiche nell’uso dei locali di casa, nuove forme di coabitazione, variazioni nel tenore di vita e aspetti di natura logistica correlati ad un allontanamento della residenza dal luogo di lavoro, condizioni che spingono le famiglie più giovani a reinventarsi in nuovi percorsi di autonomia e che concorrono a creare una sensazione di “…sentirsi sempre in viaggio”.

La ricerca ha permesso in particolar modo di mettere in evidenza due aspetti molto importanti, che hanno permesso di ridurre lo stress emotivo da parte di chi ha subito il terremoto, ma che fino ad oggi non era però documentata:

  1. in una società moderna come quella che stiamo vivendo si è evidenziato che vi è ancora una tenuta della famiglia e anche dove c’è l’anziano che vive solo, sopravvivono reti di relazioni familiari e amicali;
  2. la presenza di servizi in appoggio al domicilio di persone che poi si sono ritrovate  coinvolte nel terremoto, (che fossero professionisti del Comune o dell’Azienda USL in questo caso era indifferente) hanno svolto una funzione protettiva rispetto all’insorgenza di sentimenti di più forte e devastante disagio.

“Pertanto, il pregio dell’indagine è che scientificamente si documenta quello che solitamente si è soliti dire”, chiude Manfredini.

“In occasione dell’evento sisma c’è stato uno sforzo complessivo che dovremo recuperare come storico per avere un documentazione di quanto è stato fatto per eventuali altre necessità, il nostro territorio deve quindi fungere da laboratorio” è quanto ha infine evidenziato Angela Poltronieri, Sindaco del Comune di Mirabello, presente in conferenza stampa. La stessa Poltronieri, ha chiuso la giornata chiedendo di porre l’attenzione anche su quelle aree che difficilmente vengono monitorate, come l’area infanzia.

L’indagine nella sua completezza verrà presentata e approfondita nel prossimo Comitato di Distretto.

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