Prendersi cura di chi si prende cura degli anziani
Oltre 200 partecipanti al convegno di studi dell’AUSL di Ferrara e Fondazione Zancan sulla sperimentazione della formazione dei Caregiver che assistono in famiglia gli anziani non autosufficienti. DE RITA: gli anziani sono una risorsa
De Rita: gli anziani sono una risorsa
Ferrara è la provincia dell’Emilia Romagna con il più alto Indice di Vecchiaia*: 260,14 rispetto al 186,35 regionale (ISTAT 2004) e con il 25,54% ha la maggiore incidenza di popolazione anziana (età ≥ 65 anni) rispetto alle altre province della regione (media RER 22,72% dati 01.01.2006). *(indice di vecchiaia: indicatore demografico che calcola il rapporto fra il numero di anziani con 65 anni o più e il numero di giovani al di sotto dei 15 anni).
Nel 2006, l’Azienda USL ha, infatti, effettuato 1.893.798 giornate di assistenza a 8.895 pazienti curati al domicilio, pari al 20% della popolazione ultra 65enne.
Ferrara è, così, tappa obbligata di sperimentazioni e innovazioni nel campo dell’assistenza alle famiglie con anziani non autosufficienti, raccolte nel libro “Prendersi Cura di Chi Si Prende Cura” di bilancio del Progetto di Formazione 2003-2005 dell’Azienda USL , presentato nel corso di un convegno nazionale dedicato alle persone che assistono chi ha problemi di autosufficienza.
I saluti di Pier Giorgio Dall’Acqua, Presidente della Provincia di Ferrara e Maria Giovanna Cuccuru Assessore alla Sanità Comune di Ferrara hanno aperto i lavori; a seguire, gli interventi di Fosco Foglietta Direttore Generale Azienda USL di Ferrara, Tiziano Vecchiato Direttore Fondazione E. Zancan, Tiziano Tagliani Presidente Commissione “Politiche per la salute e politiche sociali” Regione Emilia-Romagna.
IL FOCUS SU FERRARA E LA REGIONE
FOGLIETTA ha marcato l’esigenza che la sperimentazione diventi cultura diffusa e metodo di lavoro continuativo e sistematico.
“Dobbiamo attrezzarci -ha dichiarato- per affrontare la sfida impostaci dalla sempre più lunga cronicità delle patologie che si affrontano non negli ospedali ma a domicilio. E non c’è alcuna possibilità di sviluppo dell’assistenza domiciliare senza la famiglia, quale nodo reale degli affetti e delle relazioni, luogo fisico e affettivo in cui si fa cura reciproca. Senza il coinvolgimento della famiglia non è possibile creare un percorso condiviso di assistenza. Ma va valutato se è in grado di reggere lo sforzo, se il nucleo terrà nel tempo, questo per migliorare la qualità di vita di tutti i soggetti coinvolti. Il caregiver va sostenuto al ruolo, coinvolto nel progetto, costantemente informato sull’offerta dei servizi a sua disposizione. Essere formati vuol dire ridurre l’ansia da assistenza e che gli eventi possono essere affrontati con tranquillità”.
La sfida più importante dell’azienda USL di Ferrara è l’obiettivo che si è posta per il 2008: sviluppare azioni di prevenzione delle patologie invalidanti che portano alla non autosufficienza.
Intervenire prima che si manifesti e cronicizzi l’insorgere della non autosufficienza tenendo sotto controllo alimentazione e attività fisica della popolazione anziana: in una parola lo stile di vita.
Nel 2008, infatti, partirà il Servizio di Azienda USL e Azienda Ospedaliero-Universitaria S.Anna per offrire ai cittadini anziani un approccio scientifico e clinico per personalizzare la prescrizione di terapie coadiuvanti e lo stile di vita adeguato a prevenire patologie invalidanti.
TAGLIANI, ha evidenziato come l’esperienza di Ferrara sia inserita a pieno titolo nel profilo di sviluppo del Piano Regionale Socio-Sanitario della Regione Emilia Romagna che in questi giorni incomincia l’iter in commissione e consiglio regionale.
Un Piano di lunga e meditata gestazione che ha il suo elemento chiave nell’integrazione di servizi e attori sociali, ovvero l’integrazione delle buone prassi, la semplificazione degli interventi, lo snellimento dei livelli progettuali e delle competenze per una immediata comprensione delle esigenze del cittadino.
“Nuove esigenze richiedono, infatti, nuove professionisti e nuove competenze, da qui l’importanza del lavoro dell’AUSL di Ferrara e della Fondazione Zancan che hanno lavorato proprio su questa linea d’innovazione nel metodo dell’assistenza”.
IL LAVORO SCIENTIFICO
La seconda parte dei lavori è stata caratterizzata dagli interventi tecnici e scientifici di Elisabetta Neve Docente Università di Verona, collaboratrice della Fondazione Zancan, Fernando Anzivino coordinatore Salute Anziani Azienda USL di Ferrara, Maria Lia Lunardelli Direttore U.O. Geriatria Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Orsola-Malpighi Bologna, Paola Castagnotto Responsabile dell’Ufficio Comune per l’integrazione socio-sanitaria nel Distretto Centro Nord - Azienda USL di Ferrara, Maria Caterina Sateriale Direttore U.O. Piani per la Salute Azienda USL di Ferrara, Guido Gozzi Responsabile Centro Servizi alla Persona Comune di Ferrara.
I TESTIMONI DI UN VISSUTO
In chiusura, le testimonianze dal forte impatto emotivo degli operatori sanitari e sociali che hanno partecipato direttamente all’esperienza, ma, soprattutto, le voci dirette delle donne che hanno raccontato in sala la fatica, le gioie e le sofferenze di decenni di dura vita vissuta a fianco di un parente malato e sofferente.
Le riflessioni di professionisti del settore, familiari e associazioni di volontariato, infine, hanno esaminato le diverse opportunità che possono essere messe a disposizione per dare sollievo a chi -in famiglia- si occupa di persone con gravi patologie e sottolineato l’importanza dei gruppi di auto aiuto per formare e sostenere i caregiver.
Una malattia esemplare di tale impegno –a volte sovrumano- è la demenza in tutte le sue forme cliniche; una situazione in cui coesistono problemi sanitari e sociali, caratterizzata da un lungo arco di tempo (10-12 anni) in cui la malattia evolve sempre con peggioramenti e per la quale bisogna trovare alleanze per tutelare il paziente e chi lo assiste.
IL LIBRO
Il libro racconta esempi concreti che sviluppano la filosofia del “prendersi cura” spostando il centro delle politiche di welfare dalla distribuzione di prestazioni alla promozione di legami sociali.
Il protagonista dello sviluppo diventa, quindi, in una logica di relazioni sociali, la comunità locale, comprensiva delle aggregazioni formali e informali, delle istituzioni e dei cittadini stessi, destinatari degli aiuti.
Preoccuparsi del caregiver, vuol dire saper ascoltare la domanda di aiuto e insegnare a saper governare la propria esistenza potenziando le risorse “naturali” dei propri contesti di vita, in una prospettiva di domiciliarità intesa come condizione “normale” di vita.
Tutelare lo stato di salute delle persone che, prendendosi cura di familiari affetti da grave patologia, si responsabilizzano per l’assistenza a domicilio sarà sempre più una necessità della nostra società.
CHI FRUISCE DELL’ASSISTENZA PRIVATA A PAGAMENTO
(fonte: Istituto di Ricerche Sociali)
Un anziano su cinque ha più di 74 anni, di questi, il 30%, non è autosufficiente.
Più della metà, il 56%, beneficia dell’assegno di cura (L.R. 5/ 94).
Circa la metà, il 47%, riceve l’assegno di accompagnamento (L.18/ 80).
L’assistenza alle persone con demenza grava oggi sulle famiglie: l’80 - 90% dei pazienti con demenza si trova a domicilio, assistito da caregiver informali e anche quando il paziente viene ricoverato in istituti, nella media, è stato assistito a domicilio per 6 anni di malattia.
LA PERCEZIONE SOCIALE
L’orientamento prevalente che si registra nella società ferrarese è quello di assistere gli anziani nelle famiglie, un elemento caratterizzato da situazioni contraddistinte da lunghi anni di malattia.
Un’occasione per verificare la funzionalità e affidabilità dei servizi pubblici, della solidarietà, delle relazioni tra le persone come generatori di aiuto reciproco, sinergie e volontariato sociale.
IL CAREGIVER
Una ricerca CENSIS del 1999, indicava che il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro, il 10% ha chiesto il part-time, il 10% ha dovuto cambiare mansione o sospeso il lavoro.
I familiari dedicano mediamente sette ore al giorno all’assistenza diretta e quasi undici ore alla sorveglianza del parente malato, i caregiver –età media 58 anni- sono in prevalenza donne con famiglia e figli: soprattutto le figlie sono i soggetti più attivi nell’assistenza, il 49.6%, coniuge/partner il 34.1 %
Per il caregiver è sempre alto il rischio di trovarsi in situazioni di: depressione; somatizzazione; sonno insufficiente (52,9 %) stanchezza (62,3 %); aumentata fragilità fisica (36,9 %); assunzione di psicofarmaci (72,2 %); stress; perdita del lavoro; perdita relazioni sociali.
Quando si assume il ruolo di caregiver e si diventare il riferimento di una persona gravemente malata, avviene un profondo cambiamento nella vita ed i livelli di stress aumentano in modo drammatico.
Le richieste esercitate dall’assistito nel tempo, i sentimenti contraddittori di dolore, rabbia, amore e frustrazione e le altre responsabilità superano i confini della condizione di salute ed innescano un circolo vizioso che genera comportamenti caratterizzati di volta in volta da nervosismo, malessere, distacco, fastidio, indifferenza, cinismo.
TECNICHE DI GESTIONE DELLO STRESS
Dieta (non trascurare l’alimentazione propria e del malato)
Riposo (se il riposo notturno è disturbato cercare di recuperare)
Esercizio fisico (stretching, camminate, nuoto)
Sfogare le tensioni in attività fisiche
Prendersi delle pause (delegare ad altri per dedicarsi del tempo libero e per la cura di sé)
Condividere il carico di lavoro con altri (evitare di cercare di andare avanti da solo)
Controllare i sensi di colpa
Affrontare un problema alla volta (vivere nel presente, le preoccupazioni per il futuro creano uno stress non necessario)
Sviluppare il senso dell’ umorismo (vedere il lato comico di alcune situazioni e riderne assieme al malato)
Mantenere contatti sociali (la solitudine è la maggiore causa di stress)
Cercare occasioni di relax e divertimento per sé stessi e insieme al proprio familiare.
IL FONDO REGIONALE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA - FRNA
Il Fondo prevede la creazione, per tutta la regione, di una rete di progetti provinciali con interventi a sostegno economico dell’utente e a supporto della famiglia in una prospettiva di sviluppo della domiciliarità che tiene conto della ineludibile realtà rappresentata dal ricorso delle famiglie alle cosiddette “badanti” provenienti, soprattutto, dai paesi dell’Est Europa.
La Regione Emilia-Romagna ha costituito il Fondo per la non autosufficienza utilizzando risorse della fisco regionale, scegliendo di fare del sostegno alla non autosufficienza una priorità, uno status sociale più adeguato e accogliente per i cittadini, specie per i più fragili.
Le risorse annuali del Fondo per la non autosufficienza sono un’opportunità per contenere i costi socio-sanitari sostenuti dalle famiglie, per aumentare e migliorare i servizi sociali e socio sanitari, promuovere progetti innovativi per estendere l’assistenza al domicilio delle persone non autosufficienti e permettere alle famiglie che affrontano la fatica e i disagi dell’assistenza ai propri congiunti di sentirsi sostenuti da un sistema di prestazioni e di servizi.
IL PIANO DEGLI INVESTIMENTI DELL’AUSL DI FERRARA
8 milioni e 700 mila euro è lo stanziamento che il nuovo Fondo Regionale dell’Emilia Romagna per la Non Autosufficienza FRNA riserva, nei prossimi anni, per le famiglie con anziani non autosufficienti, disabili e minori disabili di Ferrara e provincia.
Ferrara è tra le prime province della regione ad aver definito progetti e accordi locali con comuni, sindacati e volontariato del terzo settore che hanno lavorato assieme all’Azienda USL di Ferrara al miglioramento della rete dei servizi lasciando alle singole comunità locali la responsabilità di scelte e calibrature delle reali esigenze.
Sono stati approntati circa 60 progetti suddivisi in tre categorie: miglioramento della rete dei servizi, sviluppo e innovazione.
Per ogni progetto sono stati definite:
• Le risorse, il 62,3% delle risorse finanzia oneri sanitari a rilievo sociale
e il 37,7% oneri sociali a rilievo sanitario.
• I livelli di responsabilità, individuando il responsabile tra gli operatori sociali e sanitari.
• Il livello di gestione del progetto, a livello distrettuale e a livello sovradistrettuale con azioni che ricadono sui diversi territori pur avendo la direzione unica dell’Azienda USL.
Le risorse attribuite ai singoli Distretti seguono due criteri:
il criterio della percentuale di popolazione superiore ai 75 anni e
il criterio del completamento della programmazione poliennale della rete dei servizi, connessa al rapporto tra domanda e offerta ed alla necessità di omogeneizzare la rete dei servizi provinciali secondo un principio di equità di accesso tra tutti i cittadini della provincia.





