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Bambini

pubblicato il 17/10/2006 11:15, ultima modifica 06/05/2016 11:58

 

PROGETTO "ECCOMI QUA, SONO ARRIVATO..."

In 3 poster, uno per ciascun distretto, le informazioni utili ed i recapiti di riferimento per i neo genitori

Immagine "Ben Arrivato"

Poster "Eccomi qua...sono arrivato" - Distretto Centro Nord

Poster "Eccomi qua...sono arrivato" - Distretto Sud Est

Poster "Eccomi qua...sono arrivato" - Distretto Ovest

 La tutela della salute dei bambini viene garantita:

IL PEDIATRA DI FIDUCIA

Il pediatra di fiducia (o Pediatra di Libera Scelta) è il medico che i genitori scelgono per la cura dei propri figli, dalla nascita fino ai 14 anni.
Il pediatra di famiglia:

  • effettua controlli periodici dello sviluppo psico-fisico
  • esegue visite ambulatoriali e domiciliari per malattia
  • fornisce assistenza ai bambini con malattie croniche, in collaborazione con i centri specialistici e la pediatria di comunità
  • rilascia certificazioni di riammissione alla frequenza scolastica dopo assenze per malattia di almeno 6 giorni
  • rilascia certificazioni di idoneità sportiva non agonistica su richiesta scritta del dirigente scolastico o della società sportiva. Le certificazioni vengono registrate nel libretto sanitario dello sportivo. Visite e certificazioni previste dalle norme sono gratuite per i minori a partire dai 5 anni (con l’eccezione delle discipline del nuoto, del pattinaggio e della ginnastica, per le quali sono gratuite
    fin dai 4 anni)

Per praticare l’attività sportiva agonistica le visite e le certificazioni sono gratuite per tutti i minori di anni 18 e per le persone disabili di ogni età. I riferimenti sono i medici dello sport del Servizio Sanitario Regionale.

COME

Per scegliere il pediatra il genitore deve presentare presso un qualsiasi Punto dello Sportello Unico (CUP) Distrettuale dell’Azienda USL il certificato di nascita o compilare un’autocertificazione. Il genitore può scegliere il pediatra consultando l’elenco dei pediatri presenti nel proprio distretto di residenza chiedendolo all’operatore dello Sportello Unico. Nel caso in cui il pediatra scelto abbia raggiunto il proprio massimale, il genitore deve fare una seconda scelta, a meno che il bambino non abbia un fratello/sorella già iscritto a quel pediatra (caso di ricongiunzione familiare).
La scelta del pediatra è obbligatoria per i bambini da 0 a 6 anni di età. Tale scelta può essere mantenuta fino al 14° anno di età. È possibile prorogarla fino al 16° anno solo per particolari situazioni, che vengono valutate dall’Azienda USL. In questo caso il cittadino deve presentare la domanda prima del compimento del 14° anno di età motivando tale richiesta. I cittadini sono preavvertiti di tale possibilità attraverso una lettera dell’Azienda USL. Alla domanda deve essere allegato il benestare del pediatra interessato, corredato di una sua valutazione clinica circa la necessità di mantenere l’assistenza pediatrica. L’Azienda USL informerà il cittadino dell’esito della richiesta. In caso favorevole si potrà mantenere il pediatra fino al compimento del 16° anno di età. In caso di parere negativo dovrà effettuare la scelta di un medico di medicina generale.

PEDIATRIA DI COMUNITÀ

E' un Settore dell'Azienda USL che si occupa di:

- Vaccinazioni per la popolazione in età 0 - 17 anni;
- Prevenzione della diffusione di malattie infettive in comunità;
- Esigenze sanitarie individuali specifiche (malattie croniche, allergie, necessità di diete speciali e/o di somministrazione di farmaci, ecc.) di bambini frequentanti comunità scolastiche;
- Sostegno di bambini e ragazzi in condizioni di rischio socio-sanitario (sospetto di incuria, maltrattamento, abuso, ecc.);
- Informazione ed educazione sanitaria
- Progetti di tutela della relazione genitori-bambini in corso di gravidanza e nel primo anno di vita:
 • partecipazione ai corsi di accompagnamento alla nascita;
 • sostegno all'allattamento al seno;
 • prevenzione della depressione materna nel primo anno di vita dei figli.
- Per il punto nascita di Cento, collaborazione per la pronta reperibilità pediatrica e l'assistenza ai neonati


DOVE RIVOLGERSI:
Ambulatori di Pediatria di Comunità

Ferrara -  via Boschetto 31, tel. 0532 235505 – 235513
Copparo –  Casa della Salute “Terre e Fiumi”- via S. Giuseppe, tel. 0532 879832
Cento –  via Vicini 2, tel. 051 6838435
Bondeno –  via Dazio 113, tel. 0532 884324
Codigoro –  via R. Cavallotti 347, tel. 0533 729673
Comacchio –  via Raimondo Felletti 2, tel. 0533 310726
Mesola –  via Pomposa 26, tel. 0533 793421
Portomaggiore - via E. De Amicis 22, tel. 0532 817485

SERVIZIO VACCINAZIONI

E' un servizio della Pediatria di Comunità che garantisce le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per la fascia d'età da zero a diciassette anni comprese nel calendario vaccinale vigente. In alcune sedi le vaccinazioni sono effettuate in integrazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica e la Pediatria di Gruppo.
In ogni ambulatorio vaccinale della regione, operatori specializzati sono a disposizione per dare informazioni esaustive, valutare se esistono motivi per rinviare la vaccinazione, chiedere ai genitori il consenso a vaccinare i loro figli, nonché per somministrare il vaccino avendo cura di controllare i bambini per 30 minuti dopo la vaccinazione come misura precauzionale.
È raro che esistano controindicazioni alle vaccinazioni. Nel caso, un colloquio con il medico permetterà di accertare se esistano disturbi o condizioni tali da sconsigliare la vaccinazione. Le eventuali controindicazioni non vanno confuse con gli "effetti collaterali" che sono invece disturbi che possono comparire dopo la vaccinazione (febbre, gonfiore nel punto dove è stata fatta l'iniezione), ai genitori sarà spiegato come affrontarli. Generalmente i vaccini sono tollerati molto bene e eventi avversi gravi sono assolutamente eccezionali, comunque molto meno frequenti delle complicazioni provocate dalle malattie.
La somministrazione del vaccino comporta generalmente una o più iniezioni.
È possibile somministrare i vaccini obbligatori e/o raccomandati in associazioni o singolarmente, qualora i genitori ne facciano richiesta.
Non è necessario tenere i bambini a digiuno.
 
COSA OFFRE:
Le vaccinazioni obbligatorie nell'infanzia, da iniziare entro il terzo mese di vita sono:
• antipoliomielitica
• antidifterica
• antitetanica
• antiepatite virale B

Le vaccinazioni facoltative raccomandate sono:
• antipertosse (aP pertosse acellulare)
• antihaemofilus influenzae "B"
• antimorbillo-parotite-rosolia
• antipneumococco
• antimeningococco "C"
• antipapilloma virus – HPV
• antivaricella
• antiepatite A, antinfluenzale solo per alcune fasce d'età e categorie a rischio.

DOVE ANDARE:
Ambulatori di Pediatria di Comunità

Ferrara:
dal lunedì al venerdì 8,30-12,30; mercoledì 14,30-16,30. Disponibilità telefonica con operatore 8,30-9,30
Copparo:
lunedì 9,00-12,30 piano ammezzato;disponibilità telefonica con operatore 8,30-13,00
martedì 8,30-12.30 c/o la Pediatria di Gruppo al secondo piano; disponibilità telefonica 0532/879809 con operatore 8,00-9,00 
Cento:
martedì, mercoledì e venerdì 9,00-12,30; lunedì, mercoledì e giovedì 14,00-17,00
Bondeno:
giovedì 9,00-12,30
Codigoro:
martedì e giovedì 9,00-12,30  e 14,30-16,30
Comacchio:
lunedì 9-12,30 ; martedì 9-12,30 e dalle 14,30 alle 16,30
Mesola:
giovedì 9,30-13,00 e 14,30-16,30- ogni due settimane
Portomaggiore:
lunedì 9,00-12,30; mercoledì e giovedì 9-12,30 e 14,30-16,30

Tutte le vaccinazioni vengono eseguite su invito o su richiesta dell'utente per appuntamento.

INFORMAZIONI UTILI:
Tutte le vaccinazioni comprese nel calendario vaccinale e quelle fortemente raccomandate per bambini e adolescenti a rischio sono gratuite.

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata in particolare a bambini con particolari fattori di rischio dovuti a determinate patologie croniche o conviventi con persone a rischio.

La vaccinazione antivaricella viene offerta gratuitamente dal 12° anno di età ai soggetti sani ancora suscettibili alla malattia, con pagamento di ticket nelle altre fasce di età.

Dall'anno 2008 la vaccinazione Antipapilloma virus - HPV - viene proposta attivamente e gratuitamente alle ragazze nel dodicesimo anno di età e fino al diciottesimo anno di età.

 

Linee guida sulla immunizzazione attiva dei minori in merito alle domande più frequenti dei genitori

Gentili Genitori,
per cercare di chiarire i Vostri dubbi sulle vaccinazioni, Vi informiamo sulle vaccinazioni del 1° anno di vita e sulla pratica vaccinale.
  
L’obbligo per le vaccinazioni sussiste per le seguenti vaccinazioni :
- antipoliomielite (legge n°51 del 04/02/1966)
- antidifterica  (D.L.n°891 del 06/06/1939 e legge n°419 del 20/03/1968)
- antitetanica  (legge n°419 del 20/03/1968)
- antiepatite B  (legge n°165 del 27/05/1991)

e non per le vaccinazioni “raccomandate”
- antipertosse
- antihaemophilus influenzae tipo B
- antipneumococco

Per  quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie, la Circolare 7 aprile 1999 - n°5 del Ministero della Sanità prevede per la vaccinazione antidifterica, antitetanica ed antiepatite B, 3 dosi di vaccino nel primo anno di vita (ciclo primario). Per quanto riguarda la vaccinazione antipoliomielite, in base  al D.M. del 18/06/02 del Ministero della Sanità, dal 12/08/2002 la vaccinazione viene eseguita utilizzando esclusivamente il vaccino iniettivo tipo Salk (IPV), che contiene virus della poliomielite uccisi. Sono previste 4 dosi di vaccino, tre nel 1° anno di vita e la quarta, secondo il calendario della Regione Emilia Romagna dal 01/01/2006, viene effettuata a distanza di 4-5 anni dalla terza in corrispondenza della dose di rinforzo raccomandata di vaccino antidifterico e antitetanico.


PREMESSA

Si ricorda che le vaccinazioni sono riconosciute tra gli interventi preventivi più efficaci a disposizione della Sanità Pubblica e costituiscono uno strumento fondamentale delle attività di promozione della salute.
Le vaccinazioni nella prima infanzia sono anche uno strumento di lotta alle disuguaglianze. Per tutti i bambini, in Italia, il diritto ad essere protetti con la vaccinazione da temibili malattie infettive,  è stato garantito dall'introduzione dell' obbligo vaccinale su tutto il territorio nazionale. Tale strumento legale, al pari dell'obbligo scolastico, ha imposto, ma ha anche garantito, l'accesso alla prevenzione vaccinale gratuita ad ogni bambino, contrastando disuguaglianze geografiche e sociali.  
Grazie alle vaccinazioni è possibile prevenire malattie gravi o che possono causare importanti complicanze e sequele invalidanti.
E' solo grazie alla vaccinazione che si è raggiunto, ad esempio, l'obiettivo di eradicare il vaiolo e che in Italia ed in molti altri Paesi malattie come poliomielite, tetano e difterite sono pressoché eliminate; il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, infatti, ha contribuito solo a ridurre la diffusione di alcune malattie infettive, ma non ad eliminarle.
Tuttavia, anche se grazie alle vaccinazioni si è ottenuta quasi la scomparsa di una serie di malattie in Italia ed in altri paesi industrializzati, molte di queste sono ancora presenti negli altri paesi (es. Africa..) e possono essere reintrodotte nel nostro paese e diffondersi rapidamente se venisse meno la pratica vaccinale.
I bambini non vaccinati sono a rischio per tutta la vita (Red Book - American Academy of Pediatrics) se viaggiano nei paesi in cui le malattie prevenibili sono ancora endemiche o se, considerato l'attuale flusso di immigrati, anche in Italia vengono in contatto con soggetti che possono trasmetterle, in quanto provenienti da tali zone .
Le vaccinazioni sono inquadrate nell’ambito dei trattamenti sanitari in un contesto legislativo e normativo che ne prevede l’offerta attiva da parte del Servizio Sanitario Nazionale proprio in virtù dei riconosciuti benefici apportati ai soggetti vaccinati e alla popolazione e rientrano nei LEA (livelli essenziali di assistenza).


MALATTIE INFETTIVE PREVENIBILI CON VACCINAZIONE

Sono due le malattie prevenibili con la vaccinazione eliminate nei Paesi sviluppati: la difterite e la poliomielite.
Quando si parla di eliminazione di una malattia infettiva si intende l’assenza di casi in una popolazione. E’ cosa diversa dall’eradicazione, cioè la scomparsa dell’agente biologico che provoca una data infezione. Sino ad ora soltanto il vaiolo è stato eradicato, ed è per questo motivo che nessuno viene più vaccinato contro questa malattia.
Sebbene la difterite e la poliomielite siano state eliminate nei Paesi sviluppati, esse sono ancora presenti in diverse parti del mondo.


La poliomielite è una malattia infettiva causata da 3 diversi tipi di virus (poliovirus di tipo 1, 2, 3) la cui diffusione avviene per via oro-fecale e respiratoria. Si tratta di una malattia molto pericolosa in quanto nei casi più gravi, ad esordio acuto, comporta paralisi flaccida asimmetrica che nei 2/3 circa dei casi determina una paralisi residua, per lo più negli arti, ed a volte (1-4%) anche la morte per paralisi dei nervi cranici e dei muscoli respiratori. La paralisi da virus polio si manifesta mediamente in 1 caso su 200 soggetti infettati dal virus polio. Prima dell’introduzione della vaccinazione con il vaccino orale di Sabin (1964), in Italia e negli altri Paesi europei si verificavano regolarmente delle epidemie di polio.
 
In Italia subito dopo l'introduzione del vaccino antipolio orale (OPV) nei primi mesi del 1964, la morbosità per poliomielite è diminuita drammaticamente, con riduzione del numero dei casi di polio di circa il 70% rispetto all'anno precedente.
 
La vaccinazione antipoliomielitica è diventata obbligatoria in Italia nel 1966 e da allora si è assistito ad una graduale diminuzione dei casi: in Italia nel 1958, sono stati registrati ben 8000 casi di malattia con paralisi, mentre gli ultimi casi di polio da virus selvaggio in Italia si sono verificati nel 1982 in due bambini non vaccinati residenti nella provincia di Napoli.
Nel 1982 c’e stato un altro caso, importato, in un bambino proveniente dalla Libia
Nel 1984 e nel 1988 sono stati registrati due casi importati di poliomielite, in bambini provenienti da Iran ed India rispettivamente.
L'Italia è libera da polio dalla seconda metà degli anni '80. Poiché però la poliomielite è ancora presente in molti paesi del mondo in via di sviluppo e poiché le persone oggi si spostano molto velocemente da un continente all'altro permane il rischio che i virus possano giungere anche in paesi ad alto livello di sviluppo come il nostro. Per tutte queste ragioni è importante continuare a vaccinare i bambini contro la poliomielite.
Infatti nonostante gli sforzi dell’OMS e l'obiettivo enunciato nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di eradicare la poliomielite, virus selvaggi continuano a circolare in molti paesi: Nigeria, Afghanistan, India, Pakistan, Egitto, Somalia e Kenia ed epidemie importate vengono registrate in continuazione non solo in paesi limitrofi, ma anche distanti dai  paesi citati, come l’Indonesia. Inoltre è frequente che riemerga in paesi in stato di guerra, come in Siria. Ceppi selvaggi sono stati riscontrati in campioni ambientali in Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza.
L’elenco aggiornato è contenuto nella seguente pagina web:
http://www.polioeradication.org/Infectedcountries.aspx.
 

Nei paesi in via di sviluppo in cui non si riesce a raggiungere e mantenere coperture vaccinali appropriate e la protezione immunitaria è distribuita "a macchia di leopardo" periodicamente si hanno focolai epidemici ; ne sono una dimostrazione i focolai di poliomielite avuti nell'agosto 1999 nel vicino Kosovo ed in Afghanistan e quelli registrati in questi ultimi anni ad Haiti, nella Repubblica Dominicana e nelle Filippine.
Nella regione europea, dal 1990 al 2001, si sono verificati 8 focolai di poliomielite da virus selvaggio: in Romania (1990), Bulgaria (1991), Tagikistan (1991, 2010), Olanda (1992), Uzbekistan   (1994), Russia (1995), Albania (1996), Turchia (Kurdistan, 1998), Bulgaria (2001),con parecchie centinaia di casi e decine di morti (riferimento Wassilak 1997, World Health Organization 2001 a, 2001 b).
Nel 2010, un’estesa epidemia con centinaia di vittime è stata segnalata nel Tagikistan, paese appartenente alla Regione Europea dell’OMS che prima di quell’evento era stata dichiarata polio-free (esente dalla malattia poliomielite)  Dal settembre 2010, un’importante epidemia sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo. Altro paese vulnerabile è l'Angola, che ha avuto in questi anni numerosi casi di polio e dal 2011 casi si sono presentati anche nel Chad.
In Egitto, tra il 2 ed il 6 dicembre 2012, a seguito delle procedure di sorveglianza ambientale, è stato isolato il siero-tipo 1 del poliovirus selvaggio in campioni raccolti dalla rete fognaria di due grandi aree del Cairo; il sequenziamento del genoma virale evidenzia che i ceppi virali sono strettamente correlati con quelli isolati in una zona settentrionale del Pakistan.
La insorgenza di VAPP, paralisi temporalmente associate al vaccino antipolio orale OPV (a virus attenuati) e probabilmente da esso causate è un rischio ammesso, ma estremamente remoto. Sono considerate paralisi compatibili con il vaccino le paralisi che si manifestano nei:
- vaccinati tra 7 e 30 giorni dopo l'ingestione del vaccino
- contatti (cioè nei contatti che sono stati a contatto di un vaccinato) tra 7 e 60 giorni dopo l'ingestione del vaccino da parte del vaccinato
- possibili contatti (cioè soggetti che vivono nella zona dove è stata fatta una vaccinazione di massa, ma che non risultano aver avuto contatti) tra 7 e 60 giorni dopo la campagna di vaccinazione.
In Italia nel periodo 1966-80 con 115,5 milioni di dosi distribuite sono stati identificati:
- 11 casi compatibili nei vaccinati (1 ogni 10,5 milioni di dosi)
- 8 nei contatti (1 ogni 14,6 milioni di dosi)
 
La VAPP (poliomielite paralitica associata al vaccino) è più probabile che si verifichi negli adulti che nei bambini. Nei bambini immunodeficienti, in particolare per patologie legate ai linfociti B, che riducono la sintesi degli anticorpi protettivi, il rischio di VAPP è quasi 7000 volte superiore. (Cono J, Alexander LN. 2002).
 
Nonostante questo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che i benefici della vaccinazione superino di gran lunga il rischio.
 
L'incidenza di poliomielite è diminuita rapidamente in molti paesi industrializzati grazie alla vaccinazione per via orale; quando si è raggiunto l’obiettivo dell’eliminazione, per ridurre i rischi di VAPP, la vaccinazione con OPV è stato interrotta negli Stati Uniti nel 2000 e nel 2004 nel Regno Unito (Atkinson W, Hamborsky J, McIntyre L, Wolfe S, 2008, Joint Committee on Vaccination and Immunisation, David Salisbury (Editor), Mary Ramsay (Editor), Karen Noakes (Editor), 26: Poliomyelitis in Immunisation Against Infectious Disease, Edinburgh, Stationery Office, 2006, 313–29).
 Anche l'Italia il 21/06/2002 è stata dichiarata paese “polio free” e  dal 12/08/2002 , in base al D.M. del 18/06/02 del Ministero della Sanità,  la vaccinazione antipoliomielitica viene eseguita utilizzando esclusivamente il vaccino tipo Salk (IPV) che contiene virus della poliomielite uccisi e viene somministrato con una iniezione ; tale tipo di vaccino non comporta il rischio di paralisi da vaccino.

 

La difterite è una malattia infettiva molto grave che si trasmette per lo più per via aerea dai  soggetti portatori o  malati ed è causata da una sostanza (tossina) prodotta da un microbo (Corynebacterium diphtheriae) che esiste ancora nell’ambiente ed è grado di colpire gli individui non protetti. La tossina difterica, provocando lesioni gravi in molti organi tra cui il cuore ed il tessuto nervoso e causando la formazione di particolari membrane nel naso, nella gola e nella laringe, determina nel 10% dei casi la morte dei soggetti affetti, anche se curati con antibiotici. Le complicazioni potenzialmente mortali della difterite sono l'ostruzione delle vie aeree superiori da parte delle membrane, miocardite e neuropatie periferiche. In Italia, agli inizi del 1900, si registravano ogni anno nella popolazione infantile 20-30.000 casi di difterite e circa 1500 decessi.
La vaccinazione contro la difterite, diventata obbligatoria in Italia dal 1939 per tutti i bambini, ha causato una drastica riduzione dei casi di malattia; la sua efficacia è dimostrata anche dalla rarità della malattia nei paesi ad elevata copertura vaccinale e dalla comparsa di epidemie al venir meno della stessa.
L'ultimo caso di difterite in età infantile si è verificato, in Italia, nel 1991 in una bambina non vaccinata che è poi deceduta.
In anni recenti, nei paesi dell'Europa Orientale, il tracollo dell'economia e delle condizioni igieniche si è associato al crollo della vaccinazione contro la difterite: il risultato è stato che dal 1990 sono state registrate, per alcuni anni, epidemie di difterite nei nuovi stati indipendenti della ex Unione Sovietica, inclusa la Russia, l'Ucraina e le repubbliche dell'Asia che hanno causato migliaia di morti (la mortalità è variata dal 3% al 23%) (Red  Book - American Academy of Pediatrics)
Solo tra il 1992 ed il 1995 sono stati notificati oltre 125.000 casi di difterite, con 4.000 morti (Dittman 1997).
Nel periodo 2000-2005, risultano notificati 3971 casi di difterite nella Federezaione Russa (fonte: Centralized Information System for Infectious Diseases http://data.euro.who.int/CISID/).
Casi di difterite si sono verificati in viaggiatori in Russia poi tornati ai loro paesi di origine: Finlandia, Polonia, Germania, Repubblica Ceca (Ministero della Sanità 1997) in cui non si è verificata la diffusione del germe , essendo  le popolazioni vaccinate.
Nella confinante Mongolia è seguita invece un’epidemia che ha coinvolto 128 persone, con 21 morti, in prevalenza bambini (World Health Organization 1997 b).
Nel 2001 è stato segnalato in Finlandia un caso mortale di difterite in un neonato non ancora vaccinato e nel 2002 è stato segnalato in Olanda un caso di difterite in una donna di 59 anni, sopravissuta.
Nel periodo 2004-2006, nel continente americano si sono verificate epidemie di difterite ad Haiti e nella Repubblica Dominicana (Bolt 2010 - “ Vaccinazioni : le risposte alle domande più frequenti dei genitori” - G.Ara, F. Giovanetti 2012)
La difterite è ancora endemica (cioè presente nella popolazione) in molte Nazioni, come si deduce dalla seguente tabella (fonte CDC, Yellow Book 2012: http://wwwnc.cdc.gov/travel/page/yellowbook-2012-home.htm)

Paesi con difterite endemica
REGIONE PAESI
Africa:

Algeria, Angola, Egitto, Eritrea, Etiopia, Guinea, Niger, Nigeria, Sudan, Zambia e altri Paesi dell’Africa sub-Sahariana

America:

Bolivia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Haiti, Paraguay

Asia/Sud Pacifico:

Bangladesh, Bhutan, Myanmar, Cambogia, Cina, India, Indonesia, Laos, Malesia, Mongolia, Nepal, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Filippine, Thailandia, Vietnam

Medio Oriente:

Afghanistan, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Siria, Turchia, Yemen

Europa:

Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan


Il tetano è una malattia neurologica determinata da una tossina prodotta dal Clostridium tetani. Il germe del tetano si trova ovunque; la sua straordinaria sopravvivenza è dovuta al fatto che questo batterio produce delle spore, che resistono sia ai comuni disinfettanti che al calore. Questo germe normalmente presente nel suolo e nell'intestino di animali e uomini si trova comunemente nell'ambiente, specie in quello inquinato da feci e può entrare nel corpo attraverso una ferita, riconosciuta o no, specialmente se sporca di terriccio o di polvere.
Le ferite sono le sedi di moltiplicazione del germe e di produzione della tossina (tossina tetanica). In diversi casi però la ferita d’ingresso è così piccola che non è possibile rintracciarla sul corpo della persona ammalata. Se una spora, penetrando in una ferita anche piccolissima, trova delle condizioni di carenza di ossigeno (come può verificarsi in presenza di lembi necrotici o tessuti poco irrorati dal sangue), si apre, ed il batterio produce questa tossina che può causare contrazioni muscolari, fortissime e dolorose di tutti i muscoli scheletrici, spesso aggravate  da  qualsiasi  stimolo esterno e, in 1 caso su 6,  porta a morte; infatti l'interessamento dei muscoli respiratori, il laringospasmo e l'accumulo di secrezioni nelle vie respiratorie possono portare all'asfissia, al coma e alla morte.
Questa infezione non verrà mai eradicata, perché non avremo mai la possibilità di eliminare le spore dal terreno e più in generale dall’ambiente in cui viviamo; a differenza infatti del batterio della difterite e del virus della polio, che si possono diffondere solo tra gli esseri umani, il germe del tetano vive anche nell’intestino di diversi animali.
 Il miglioramento delle condizioni igieniche ha sicuramente contribuito al decremento dei casi di infezione, ma solo la vaccinazione su larga scala ha radicalmente modificato la epidemiologia della malattia (Red  Book - American Academy of Pediatrics)
La vaccinazione è diventata obbligatoria in Italia dal 1968 ed è per questo che oggi il tetano non colpisce più i bambini ed i giovani, ma quasi esclusivamente gli adulti e gli anziani.
In Italia si verificano ancora mediamente sessanta casi di tetano all’anno, generalmente in persone anziane non vaccinate o vaccinate in modo incompleto; negli anni ‘70 il 50-60% delle persone colpite dal tetano moriva, tuttavia questa percentuale è scesa al 40% negli anni ’90 (Mandolini 2002), verosimilmente grazie alle moderne tecniche di rianimazione.
Tra i bambini i casi di tetano sono rarissimi, proprio perché generalmente sono vaccinati.
E’ importante che un bambino venga vaccinato contro il tetano il più precocemente possibile in modo che nel momento in cui inizia a gattonare abbia già una buona protezione.
Nel 2006 in Italia un bambino piemontese di 34 mesi si è ammalato di tetano (Giovanetti, Pellegrino 2007); in precedenza aveva ricevuto una sola dose di vaccino antitetanico, contenuto nel vaccino esavalente.


L'epatite B è una malattia infettiva che colpisce il fegato ed è causata da un virus, detto appunto "virus dell'epatite B". Questo virus causa uno spettro di infezioni che vanno dalla sieroconversione asintomatica, alla malattia subacuta con sintomi aspecifici (anoressia, nausea, malessere…) o sintomi extraepatici, all'epatite acuta con ittero, all'epatite cronica, alla forma fatale fulminante.
L'infezione anitterica o asintomatica o subacuta è più frequente nei bambini che però più facilmente sviluppano lo stato di portatore cronico del virus B. 
Il virus dell'epatite B viene trasmesso dalle persone ammalate o dai portatori cronici attraverso il sangue, liquidi corporei, sperma, secrezioni cervicali e saliva. Sangue e siero contengono le maggiori quantità di virus, la saliva le minori.
Interventi chirurgici, trasfusioni di sangue, cure odontoiatriche, uso promiscuo di spazzolini da denti, rasoi o altri oggetti contaminati con sangue, tatuaggi, piercing, uso di droghe iniettabili, rapporti sessuali …possono costituire possibili fonti di contagio.
Su 100 persone che contraggono l’infezione da virus B (Harrison 2001):
- dallo 0,1% all’1% sviluppa un’epatite fulminante: si tratta di una complicazione potenzialmente fatale;
- il 5% sviluppa lo stato di portatore cronico del virus B; il portatore cronico è a rischio di sviluppare una delle seguenti patologie: epatite cronica, cirrosi epatica, cancro del fegato;
- la restante percentuale guarisce dalla malattia ed elimina completamente il virus.

Nel mondo l’epatite B è ancora largamente diffusa e si stima che i portatori cronici del virus siano almeno 350 milioni. Anche nei Paesi sviluppati l’epatite B è un problema di sanità pubblica: negli Stati Uniti d’America circa 78.000 persone ogni anno contraggono l’epatite B e 5.000 persone muoiono ogni anno in seguito all’epatite cronica, alla cirrosi epatica e al cancro del fegato conseguenti all’infezione da virus B (CDC 2011).
In Italia, prima dell’introduzione del vaccino, erano segnalati circa 3.500 nuovi casi di epatite B all’anno; il ruolo dei portatori cronici dell'HBV è cruciale nella diffusione dell'infezione. I bambini che nascono da una mamma portatrice cronica hanno una alta probabilità di infettarsi, se non vengono vaccinati al più presto.
In Italia esistevano più di un milione e mezzo di portatori cronici ed erano circa 9000 coloro che morivano  ogni anno in Italia per patologie indotte da pregressa infezione da epatite B tra cui si annoverano epatite cronica, cirrosi, carcinoma epatocellulare; per questo motivo, con legge n°165 del 27 maggio 1991, è stata resa obbligatoria la vaccinazione contro l'epatite B ai nuovi nati e agli adolescenti nel 12° anno di vita, nati dal 1980 al 1991, allo scopo di eradicare negli anni la malattia e le sue complicanze.
La 44a Assemblea Mondiale della Sanità, nel 1992, ha approvato una risoluzione che prevedeva l’introduzione del vaccino contro l’epatite B nei programmi nazionali di vaccinazione per l’infanzia di tutti i Paesi, a prescindere da livello di endemia della malattia, entro l’anno 1997, facendo in tal modo proprie sia le raccomandazioni del TAG (Gruppo Consultivo Tecnico sulle Epatiti Virali -TAG - OMS) che quelle del Gruppo Consultivo Globale (GAG) sul Programma Esteso di Immunizzazione.
A partire dalla introduzione della vaccinazione (1991) l’incidenza dell’epatite B in Italia si è notevolmente ridotta. La vaccinazione viene praticata durante il primo anno di vita con la somministrazione di tre dosi di vaccino, in occasione della somministrazione delle altre vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per l’infanzia.

L'evoluzione più temibile di questa infezione è la sua cronicizzazione cui possono andare incontro sia le forme manifeste che quelle inapparenti. Ciò avviene con frequenza diversa secondo l’età che il soggetto ha al momento dell’infezione acuta: tanto minore è l’età al momento dell’infezione, tanto maggiore è la possibilità di cronicizzazione con conseguenze che si manifestano a distanza di molti anni (4°-5° decennio di vita).
L’introduzione della vaccinazione  ha contribuito al decremento nella popolazione generale della prevalenza dei portatori cronici di HBV, dal 2-5% anni’ 70 a < 2% nel 2000.
Tuttavia, ultimamente, i fenomeni migratori in atto fanno sì che il serbatoio dei portatori sia alimentato, oltre che dalle persone che man mano si infettano e sviluppano lo stato di portatore cronico, anche dai portatori cronici che provengono da zone del mondo in cui vi è una elevata
circolazione del virus.
Il vaccino combinato esavalente per Difterite-Tetano-Pertosse acellulare-Polio inattivato-Emofilo b-HBV, somministrato nel primo anno di vita, si è rivelato immunogeno, ben tollerato e sicuro.
La vaccinazione contro l'epatite B conferisce una protezione duratura nel tempo in quanto determina la stimolazione dei linfociti di memoria per cui dopo l'effettuazione del ciclo di base, nei soggetti che hanno risposto bene al vaccino, non sono più previste dosi di richiamo neppure per i soggetti a rischio (figli di madre HbsAg positiva, personale sanitario...). Anche quando i livelli anticorpali diventano non dosabili persiste una memoria immunitaria in grado di suscitare un rapido e valido reincremento del titolo anticorpale in risposta ad una nuova esposizione all’antigene.
Anche se fino al 50% dei vaccinati non presenta anticorpi rilevabili dopo 15 anni dalla vaccinazione, cellule specifiche della memoria persistono dopo la scomparsa degli anticorpi.
L’uso di una dose booster nei soggetti con anticorpi anti-HBs <10mIU/ml ha mostrato una risposta anamnestica in più del 90% dei casi (Andrew J. Hall, Hepatology, May 2010)


La pertosse è una malattia infettiva acuta, fortemente contagiosa, causata da un microbo (Bordetella pertussis) che si trasmette per via aerea con epidemie, che in epoca prevaccinale, avevano una cadenza tri o quadriennale. Colpisce tutte le età, però la metà dei casi interessa bambini inferiori ai 2 anni. La pertosse non è stata ancora eliminata in nessun Paese del mondo.
E' una delle malattie contagiose più diffusibili: quando un bambino ammalato viene a contatto con altri suscettibili si verifica il 100% di malattia fra questi ultimi. Nei lattanti ed nei bambini piccoli decorre in forma più grave; il 70-80% delle morti totali per pertosse avviene in bambini di età inferiore ai 2 anni.
Attualmente gli adolescenti e gli adulti sono riconosciuti come la principale fonte di contagio per i lattanti ed i bambini più piccoli (Red  Book - American Academy of Pediatrics) : in genere si tratta di persone che non hanno mai superato la malattia naturale o l’hanno superata da più di dieci anni o infine sono stati vaccinati da piccoli e non hanno effettuato richiami.
Dopo un iniziale periodo catarrale della durata di 1-2 settimane caratterizzato da sintomi tipici di una infezione delle prime vie superiori con tosse, compare lo stadio "parossistico" della durata di 2-4 settimane o più caratterizzato dalle caratteristiche crisi di tosse parossistica, associate spesso da "urlo" e vomito, che si accentuano di notte.
 Nel 1° anno di vita, ma soprattutto nei primi 6 mesi, il bambino non ha l'attacco classico: i colpi di tosse in rapida successione sono seguiti da un periodo variabile di apnea a volte con cianosi. La ripetizione delle crisi può ostacolare l'alimentazione e la ossigenazione e richiedere il ricovero ospedaliero per vere e proprie crisi di soffocamento.
Le principali complicanze della pertosse sono di due tipi: polmonari e cerebrali. Quelle polmonari sono le più frequenti: in genere si tratta di polmoniti che possono compromettere seriamente la funzione respiratoria e sono responsabili di più del 90% delle morti nei bambini inferiori ai 3 anni di età. Altre complicazioni relativamente frequenti nel 1° anno di vita sono a carico del sistema nervoso centrale e consistono in convulsioni ed emorragie cerebrali, legate all'asfissia cerebrale, che possono determinare danni permanenti (paralisi spastiche, ritardo mentale…) e anche la morte. In un terzo dei casi l’encefalopatia da pertosse si risolve senza conseguenze, in un altro terzo il paziente muore e nel restante terzo sopravvive presentando un danno cerebrale permanente (Edwards 2008).
In sintesi, nei Paesi sviluppati, il rischio di complicazioni rispetto al totale dei casi è il seguente: polmonite 5%, encefalopatia 1 su 1.000, decesso 2 su 1.000 (CDC 2011).
Anche in assenza di complicanze, a tutte le età la pertosse porta notevole disturbo al bambino, perché gli accessi di tosse lo limitano nel gioco e nel movimento, ostacolano il riposo notturno e l'alimentazione. Per tutte queste ragioni è importante vaccinare i bambini contro la pertosse.
Il vaccino attualmente usato è il vaccino "acellulare" che ha ridotto notevolmente i possibili effetti collaterali legati alla vaccinazione.
Se un bimbo piccolo viene contagiato prima di terminare il ciclo di base della vaccinazione antipertosse potrebbe ammalarsi lo stesso, ma – rispetto ad un coetaneo non vaccinato – ha un rischio minore di complicazioni o di essere ricoverato in ospedale. Uno studio sui bambini da 6 a 24 mesi ha dimostrato che il rischio di ospedalizzazione è 10 volte più alto nei bambini mai vaccinati contro la pertosse rispetto ai bambini parzialmente vaccinati (Stojanov 2000).


Le infezioni da batteri cosiddetti capsulati, come lo pneumococco e l’Haemophilus influenzae tipo b (nonostante il nome, quest’ultimo non ha nulla a che vedere con l’influenza),  possono essere particolarmente severe tra i bambini.


L' Haemophilus influenzae tipo B è un microrganismo che normalmente è presente nelle alte vie respiratorie in forma asintomatica. In alcuni bambini l'emofilo non si limita a colonizzare la gola, ma riesce a raggiungere il sangue e gli altri organi, causando malattie molto serie. Tra queste malattie la più frequente è la meningite che può lasciare gravi danni neurologici permanenti come convulsioni, sordità, cecità, paralisi, ritardo mentale o può portare, ancora oggi, alla morte.
Altre volte può portare a una infezione a livello della gola così grave (epiglottite) da portare alla morte per soffocamento oppure può colpire il polmone (polmonite), o può determinare una infezione che interessa tutto l'organismo (sepsi).
Data l'elevata incidenza di sequele neurologiche dopo meningite, l'alta mortalità e l'aumentata frequenza di ceppi di emofilo resistenti ad alcuni antibiotici è importante vaccinare i bambini  piccoli contro le infezioni date da questo germe.
Nei Paesi europei ed in USA, dove tale vaccinazione è stata introdotta prima che in Italia, si è assistito nel corso degli anni ad una drastica riduzione delle malattie sovracitate.
Prima che la vaccinazione facesse praticamente scomparire le forme da Haemophilus b, la letalità era del 3% nei Paesi sviluppati (Bennet 2002).


Con la circolare n° 22 del 22/12/2005 della Regione Emilia Romagna, è stata introdotta gratuitamente nel calendario vaccinale dell'infanzia la vaccinazione contro lo Pneumococco che assieme alle altre vaccinazioni sopra menzionate rientra nei LEA (livelli essenziali di assistenza).
Gli pneumococchi (chiamati scientificamente Streptococcus pneumoniae) sono una famiglia di microbi, provvisti di capsula, di cui si conoscono più di 90 tipi, ma solo una parte di questi può provocare malattie gravi come meningiti, sepsi (malattie diffuse in tutto l'organismo), polmoniti.
Le malattie da pneumococco sono diffuse in tutto il mondo (più frequenti negli USA rispetto all'Europa e all'Italia), ma la diffusione dei sierotipi varia da regione a regione, varia nel tempo e con l'età del soggetto.
Tali microbi possono essere presenti nelle alte vie respiratorie (naso e gola) delle persone senza provocare sintomi (portatori sani:8-10%) oppure possono causare malattie non gravi come otiti, sinusiti e bronchiti o, in alcuni casi, possono dare le gravi forme invasive sopra indicate.
La trasmissione avviene tra persona e persona presumibilmente per contatto tramite goccioline respiratorie. Le infezioni virali delle alte vie respiratorie, come l'influenza, predispongono all'infezione da pneumococco (Red Book - American Academy of Pediatrics).
Poiché il microbo è capsulato, i soggetti con deficit immunitari, con deficit anatomici o funzionali della milza o quelli inferiori ai 2 anni di età non sono in grado di difendersi da questo germe in quanto incapaci di opporre una valida risposta anticorpale, per cui le infezioni assumono un decorso particolarmente grave anche per la frequente resistenza di questo germe agli antibiotici comunemente usati.
I bambini con meno di 5 anni e ancor più quelli con meno di 2 anni, così come gli anziani hanno maggiori probabilità di ammalarsi. In Italia vengono segnalati ogni anno circa 40-50 casi di meningite da pneumococco nei bambini con meno di 5 anni, mentre nella Regione Emilia Romagna, nella stessa fascia di età, da 2 a 8 casi. Nei bambini più piccoli la malattia invasiva può essere mortale; nella nostra regione nel 25% dei casi (circa 1 caso su 4).
A tutte le età, i soggetti affetti da malattie che diminuiscono le difese immunitarie, malattie croniche a carico dei polmoni, fegato, cuore, milza, diabete mellito o portatori di protesi cocleari hanno un alto rischio di andare incontro a forme gravi.
Anche i bambini che frequentano collettività come l'asilo nido hanno un rischio maggiore di contrarre infezioni gravi da pneumococco; questo rischio è comunque inferiore a quello presente nei soggetti appartenenti alle categorie sopra indicate.

ASPETTI NORMATIVI/LEGISLATIVI

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato da tempo le vaccinazioni come il più importante sistema di intervento nella lotta delle malattie infettive, lanciando il Programma Esteso di Immunizzazione (EPI), che non ha solo lo scopo di vaccinare tutti i bambini del mondo, ma anche di mantenere  viva l’attenzione verso questo problema continuando la lotta contro patologie infettive gravi che potrebbero colpire di nuovo, come hanno dimostrato i fatti avvenuti nell’Europa dell’Est (focolai epidemici di poliomielite in Albania e di difterite in Russia) al venir meno della rete di copertura vaccinale.
Un programma vaccinale per essere efficace deve portare alla tempestiva eliminazione della malattia; il suo successo è legato al raggiungimento della immunizzazione di massa in grado di interrompere la trasmissione delle infezioni.
Si ricorda che la vaccinazione non è mai solo un atto individuale. Non si vaccina il singolo bambino, si vaccina una popolazione. Esistono quindi due aspetti: la protezione del singolo e la protezione della comunità tramite l'immunità di gruppo. 
E’ per questo motivo che la immunizzazione del singolo deve essere un atto consapevole e condiviso da ognuno nell’interesse del singolo e della collettività, ed è anche per questo che lo scrivente Servizio al fine di tutelare la popolazione dei minori non solo è tenuto per mandato istituzionale alla offerta attiva delle vaccinazioni previste dal calendario vaccinale nazionale e regionale e all'esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie per legge, ma anche a segnalare e denunciare l’omissione o il rifiuto dei genitori in quanto la promozione dell’immunizzazione collettiva va considerata come intervento efficace e necessario (sentenze della Corte Costituzionale n°258 del 23 giugno 1994 e  n°132 del 16-27 marzo 1992).


ETA’ DELLE VACCINAZIONI

L'età in cui iniziare l'immunizzazione attiva nei bambini è stata scelta con criteri rigorosi suggeriti da specialisti immunologi ed è specifica per i diversi tipi di vaccino; nello stabilire l'età migliore in cui iniziare l'immunizzazione attiva si è tenuto conto della probabile esposizione al rischio di infezione, della protezione garantita dagli anticorpi di origine materna e del livello di maturazione del sistema immunitario.

A partire dal 4°-5° mese di gravidanza la placenta diviene permeabile alle IgG materne e la concentrazione nel sangue fetale aumenta progressivamente fino a raggiungere al termine dell'8° mese quella presente nel sangue della madre. Il nato prima della fine dell'8° mese ha livelli di anticorpi materni progressivamente sempre più bassi quanto più corta è la durata della gestazione.
La successiva durata degli anticorpi passivi di origine materna dipende dalla loro concentrazione al momento della nascita.Gli anticorpi passivi omologhi sono infatti eliminati con un ritmo uniforme e la loro concentrazione nel sangue si dimezza all'incirca ogni 3 settimane: un titolo in origine pari a 1:1000 si estingue verso il 5° mese di vita mentre un titolo di 1:100 dopo circa 3 mesi.

Per quanto sopra non ci sono motivi per ritardare le vaccinazioni in un bambino prematuro, che anzi ha maggiormente bisogno di protezione. Nella maggioranza dei casi, i bambini nati prematuri devono essere vaccinati alla stessa età cronologica dei bambini nati a termine, utilizzando lo stesso calendario vaccinale e le stesse precauzioni, senza tenere in considerazione il peso alla nascita (articoli su Pediatrics: http://www.pediatrics.org/cgi/content/full/112/1/193;
http://www.pediatrics.org/cgi/content/full/116/6/1292; http://www.pediatrics.org/cgi/content/full/99/4/534 e altri:
http://dx.doi.org/10.1016/j.earlhumdev.2009.08.011).; nei bambini pretermine non deve essere ridotta la dose di vaccino.

Già prima della nascita il neonato ha sviluppato la capacità di rispondere ad antigeni (ossia tutte le sostanze capaci di indurre una risposta immunitaria). Le cellule B e T (cellule fondamentali per la risposta immunitaria) sono presenti dalla 14a settimana di gestazione e sono già in grado di rispondere ad una grande varietà di antigeni; il feto tuttavia finché rimane nell’utero materno, viene a contatto con pochi antigeni.
Alcuni ritengono che il sistema immunitario del bambino sia fragile. Ma se così fosse, gran parte dei neonati non sopravvivrebbe alla moltitudine di virus, batteri e funghi che si trova a fronteggiare subito dopo la nascita.
Rispetto alla enorme massa di tali microorganismi, gli antigeni contenuti nei vaccini costituiscono un minimo “carico” per il sistema immunitario del bimbo ; basti pensare, infatti, che qualunque infezione virale delle prime vie aeree, come un comune raffreddore, espone il sistema immunitario a 4-10 antigeni, ed una tonsillite streptococcica a 25-50 antigeni. Per questo, le vaccinazioni sono "una goccia nell'oceano" di quanto il sistema immunitario di un lattante incontra nella vita di ogni giorno. 

La circolare 7 aprile 1999, n.5  del Ministero della Sanità stabilisce che le prime dosi delle vaccinazioni (antipoliomielite, difterite, tetano,pertosse, epatite...) devono essere effettuate nel corso del 3° mese di vita,  tra il compimento dell’ottava settimana ed il compimento del terzo mese per tre ragioni:
- a 2 mesi il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere alla vaccinazione;
- nel bambino di 2 mesi le vaccinazioni sono sicure: aspettare non serve ad aumentare la sicurezza dell’atto vaccinale;
- ogni ritardo nell’inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino.

In altri casi la presenza di anticorpi passivi di origine materna può interferire con la risposta immunitaria del bambino e rendere inefficace la vaccinazione; è per questo che la vaccinazione antimorbillosa viene proposta solo a partire dal 13° mese di vita nei paesi non endemici dopo la caduta degli anticorpi materni che proteggono il bambino nel 1° anno di vita.

Per quanto riguarda la durata della protezione, gli studi di immunologia hanno consentito di chiarire il complesso meccanismo della risposta immunitaria ai vaccini (Siegrist 2008).
La durata della protezione conferita dai vaccini è conseguente ad un fenomeno noto come memoria immunologica, ossia la capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere un agente biologico (virus, batterio o altro) dopo un precedente incontro. Essa è presente anche quando gli anticorpi circolanti nel sangue scendono al di sotto del livello considerato protettivo: in tali casi l’incontro con l’agente biologico produce un aumento degli anticorpi nell’arco di alcuni giorni. Tutti i vaccini utilizzati negli attuali programmi di vaccinazione dei bambini inducono la memoria immunologica.  Alcuni di essi dopo la somministrazione del ciclo di base hanno bisogno di periodici richiami  e altri no. I richiami sono indispensabili soprattutto quando si tratta di malattie il cui periodo d’incubazione è piuttosto breve, come la difterite ed il tetano. Per altre malattie  con lungo periodo di incubazione - ad esempio l’epatite B - non sono normalmente necessari richiami.


I vaccini indeboliscono o sovraccaricano il sistema immunitario ?
Se le vaccinazioni fossero in grado di indebolire o sovraccaricare il sistema immunitario dovremmo osservare un aumento di episodi infettivi dopo ogni vaccinazione. Per testare questa ipotesi sono stati condotti alcuni studi, e precisamente:
- uno studio condotto in Germania (Otto 2000) ha confrontato un gruppo di bambini vaccinati contro difterite, pertosse, tetano, poliomielite e Haemophilus b simultaneamente durante il terzo mese di vita ed un gruppo di bambini della stessa età vaccinati dopo il terzo mese. Il gruppo vaccinato durante il terzo mese non ha presentato una maggiore frequenza di malattie infettive. Al contrario, la frequenza di infezioni è risultata significativamente ridotta. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato con una non specifica attivazione del sistema immunitario prodotta dalla vaccinazione;
- uno studio condotto in Gran Bretagna (Miller 2003) ha valutato se nelle 12 settimane seguenti alla somministrazione del vaccino morbillo-parotite-rosolia fosse riscontrabile un aumento di frequenza delle infezioni batteriche invasive e polmonite: nei bambini esaminati (di età 12-23 mesi) e nel periodo considerato (dal 1991 al 1995) non è stato osservato alcun aumento delle ospedalizzazioni nel periodo successivo alla vaccinazione;
- uno studio effettuato in Danimarca (Hviid 2005) su tutti i bambini nati dal 1990 al 2001 (più di 800.000 soggetti) ha messo in relazione tutte le vaccinazioni pediatriche somministrate e i ricoveri in ospedale per alcune importanti infezioni quali polmonite, setticemia, infezioni virali del sistema nervoso, meningite, polmonite, infezioni diarroiche e del tratto respiratorio superiore. Non è stato riscontrato alcun aumento di infezioni in seguito alla somministrazione dei vaccini pediatrici, compresi i vaccini costituiti da più componenti (come ad esempio gli esavalenti).

La conclusione è che le vaccinazioni del bambino non indeboliscono né sovraccaricano il sistema immunitario.
Questo è vero sia quando si somministra un singolo vaccino, sia quando vengono effettuate più vaccinazioni contemporaneamente. Infatti, se davvero i vaccini indebolissero o compromettessero il sistema immunitario, ci si aspetterebbe una minore risposta immunitaria (sotto forma di una minor quantità di anticorpi prodotti) in seguito alla somministrazione di più vaccini contemporaneamente, rispetto alla somministrazione di un vaccino per volta. Invece non è così: gli studi clinici dimostrano che la somministrazione contemporanea del vaccino esavalente (contenente gli antigeni di difterite, tetano, pertosse, polio, Haemophilus b, epatite B) e del vaccino 13-valente contro lo pneumococco, oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei due vaccini (Esposito 2010). Lo stesso accade con gli altri vaccini (morbillo-parotite-rosolia, meningococco C etc.) del calendario di vaccinazione dell’infanzia (Miller 2011).
Gli studi sopra citati hanno dimostrato che non è stato riscontrato alcun aumento di infezioni in seguito alla somministrazione di vaccini pediatrici, compresi i vaccini costituiti da più componenti (vaccini combinati) .
In realtà, malattie virali come il morbillo indeboliscono il sistema immunitario mentre i vaccini lo rafforzano, mettendo l'organismo nelle condizioni di combattere le infezioni attraverso una efficace risposta anticorpale.


I VACCINI

I vaccini non sono tutti uguali. Ne esistono varie tipologie, a seconda del tipo di immunogeno (antigene) utilizzato:
• vaccini vivi attenuati, prodotti a partire da agenti infettivi resi non patogeni. L'attenuazione viene effettuata attraverso passaggi multipli in colture cellulari. Questi vaccini sono in grado di indurre un'immunizzazione a lungo termine. Tra questi vaccini vi sono quelli per il morbillo, la rosolia, la parotite, la varicella, la febbre gialla,  ed il vaccino orale per la poliomielite.
Per quanto riguarda il rischio di trasmissione nei contatti di un vaccinato con i virus vivi attenuati contro morbillo, parotite, rosolia non c'è rischio di trasmissione neanche nei soggetti affetti da immunodeficienza-immunidepressione grave, mentre per il virus varicella-zoster vaccinale il rischio di trasmissione è trascurabile: la possibilità di trasmissione è rara e forse solo se il vaccinato sviluppa un rush (in caso di esantema post-vaccinale è opportuno coprire le lesioni e ridurre i contatti con le persone suscettibili), per cui è sicuro vaccinare i contatti di neonati, di donne in gravidanza suscettibili e di soggetti affetti da immunodeficienza-immunodepressione grave.

• vaccini inattivati, prodotti utilizzando virus o batteri uccisi tramite esposizione al calore oppure con sostanze chimiche. Questo metodo è utilizzato nella produzione di vaccini come quello per l'epatite A o quello iniettabile per la poliomielite;

• vaccini a subunità, prodotti utilizzando molecole provenienti dall'agente infettivo, non in grado di provocare la malattia, in quanto rappresentano solo parte del microrganismo, ma sufficienti ad attivare i meccanismi delle difese immunitarie dell'organismo. Questo metodo è utilizzato per la preparazione di vaccini come quello per il tetano, la difterite e l'epatite B.

Si parla di vaccini associati quando nella stessa seduta si somministrano, in siti diversi, diversi  tipi di vaccini (di solito non più di due vaccinazioni intramuscolari per seduta).

Si parla di vaccini combinati quando nella stessa fiala o nella stessa fiala-siringa sono contenuti antigeni e quindi vaccini diversi.
I vantaggi dei vaccini combinati si possono riassumere in:
1. minor disagi per il bambino e la famiglia: l’accettazione dei vaccini da parte della popolazione diminuisce con l’aumentare del numero delle somministrazioni
2. maggiore accettabilità
3. maggiore copertura
4. minori costi di gestione (distribuzione e somministrazione)


CHI INDIVIDUA LE VACCINAZIONI DA SOMMINISTRARE IN ITALIA?

Le raccomandazioni per le vaccinazioni, ovvero quali vaccinazioni vanno effettuate e a quali soggetti, in Italia sono riportate nel Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014, predisposto da un apposito gruppo di esperti istituito presso il Consiglio Superiore di Sanità del Ministero della Salute, condiviso con le Regioni e P.P.A.A. ed approvato come Intesa dalla Conferenza Stato-Regioni il 22 febbraio 2012. Il PNPV ha tra i suoi scopi anche quello di promuovere elevate coperture vaccinali attraverso appropriati interventi vaccinali di recupero; fornire indicazioni sugli obiettivi da perseguire e sulle priorità, sull'avvio di iniziative mirate di prevenzione vaccinale in seguito alla disponibilità di nuovi vaccini; migliorare la sicurezza delle pratiche di immunizzazione; implementare gli interventi di ordine strutturale, organizzativo, formativo e comunicativo necessari per consentire l'evoluzione della politica vaccinale.
Le raccomandazioni del PNPV riflettono gli orientamenti generali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Le vaccinazioni indicate nell’infanzia e nell’adolescenza, il numero di dosi raccomandate e la tempistica delle somministrazioni sono schematizzate nel Calendario nazionale delle vaccinazioni da offrire attivamente a tutta la popolazione , contenuto nel PNPV.

In seguito alla legge 18/11/2001 n°18 : “ Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione” che assegna autorità legislativa alle Regioni in campo sanitario le Regioni, inoltre, in base a valutazioni di ordine epidemiologico e delle priorità, possono estendere in autonomia l’offerta vaccinale.
 

COPERTURE VACCINALI NELL’INFANZIA  in Italia e in Emilia Romagna

Si confermano anche nel 2011 nella nostra regione e nella nostra AUSL tassi di copertura vaccinale superiori alla media nazionale e tra i più elevati d’Italia. Si riporta il confronto con il dato nazionale per le vaccinazioni obbligatorie e per alcune delle vaccinazioni raccomandate effettuate nell’anno 2012
                                               
 
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Il sistema di notifica delle malattie infettive presente su tutto il territorio nazionale permette di segnalare i casi affetti da determinate malattie infettive e quindi di risalire alla percentuale dei soggetti immuni naturalmente. La Delibera della Giunta Regionale n 186 del 2005 definisce il sistema di segnalazione rapida delle epidemie e di singoli casi di infezioni definite “sentinella” in modo da registrare, seguire e analizzare l'evoluzione degli eventi infettivi al fine di adottare tempestivamente misure di controllo a livello regionale.


LA SICUREZZA DEI VACCINI

Anche se i vaccini sono tra i prodotti farmaceutici più controllati sia prima della concessione dell’autorizzazione all’immissione in commercio che dopo (studi clinici, sorveglianza delle reazioni avverse a farmaci), bisogna essere consapevoli che non esiste vaccino e atto medico totalmente esente da rischi. Ciò nonostante la scelta del genitore dovrebbe essere guidata dalla consapevolezza del rapporto rischio/beneficio estremamente a favore delle vaccinazioni. Si sottolinea inoltre che proprio per l’efficacia e buona tollerabilità delle vaccinazioni somministrate a larghissima parte della popolazione infantile si è persa la percezione delle gravità delle malattie prevenibili con vaccini.

Non sono disponibili né previsti test preventivi di compatibilità per escludere eventuali reazioni allergiche ai componenti dei vaccini o altri effetti indesiderati.
Non sono previsti in tutto il territorio nazionale da parte di alcun Servizio vaccinale “accertamenti preventivi specifici” per valutare ipotetiche controindicazioni a qualsiasi vaccinazione. Il Ministero della Sanità ha diffuso una Circolare già nel 1998 dal titolo “Valutazione delle caratteristiche del complesso maggiore di istocompatibilità ai fini dell’esecuzione delle vaccinazioni” in cui si ritiene che l’estensione di controindicazioni basate su valutazioni soggettive e non suffragate da motivazioni scientifiche internazionalmente validate, sia un grave errore da evitare.

Alle famiglie dei bambini che accedono ai Servizi Vaccinali della Pediatria di Comunità della Regione Emilia Romagna, viene offerto materiale informativo scritto di facile lettura attraverso lettera d’invito, libretto informativo regionale sulle vaccinazioni dell'infanzia e dell'adolescenza e sulle malattie prevenibili con i vaccini, calendario regionale che consente di poter prendere una decisione consapevole circa le vaccinazioni ed il programma vaccinale.

Nella sede del servizio è presente un medico vaccinatore, che, al bisogno, valuta l’idoneità vaccinale con anamnesi adeguata e sulla base di documentazione sempre richiesta ai genitori (lettera  di dimissione del neonato dal reparto di Maternità o, in caso di ricovero neonatale, dal reparto di Neonatologia o di Pediatria) e di ogni altra certificazione pertinente lo stato di salute del bambino presentata dai genitori al momento della vaccinazione. Per le vaccinazioni raccomandate viene chiesto il consenso dei genitori.
Se esistono vere controindicazioni alla somministrazione dei vaccini è necessario/sufficiente far pervenire all'ufficio vaccinazioni una idonea certificazione medica che attesti chiaramente tali controindicazioni temporanee o permanenti.

Attualmente è ritenuta del tutto infondata la relazione tra vaccinazioni ed insorgenza di malattie tipo sclerosi multipla (SM) dopo vaccinazione antiepatite B.
Dopo la decisione del Ministero della Sanità francese di sospendere l’attuazione delle campagne di vaccinazione degli adolescenti in ambito scolastico, la problematica delle possibili correlazioni tra la vaccinazione contro l’epatite virale B e l’insorgenza di malattie ad andamento demielinizzante è stata presa in esame in Italia anche dalla Commissione di Esperti in tema di vaccinazioni, istituita  con D.M. del 20 ottobre 1997 con il compito di predisporre proposte per l’aggiornamento delle norme vigenti e delle raccomandazioni in materia di vaccinazioni obbligatorie e facoltative.
La Commissione, con il contributo di esperti dell’ISS e del mondo accademico nel campo dell’epidemiologia, dell’immunologia e della neurologia, ha elaborato un documento contenente, oltre alle posizioni dell’OMS e dell’Agenzia Europea per la Valutazione dei Medicinali (EMEA) sull’argomento, una analisi approfondita sul presunto legame del vaccino antiepatite B con malattie neurologiche demielinizzanti.
Il documento è stato inviato agli Assessorati regionali alla sanità con nota del 1° settembre 1999, n. 400.3/4V/3174.
I dati elaborati dai gruppi di esperti interdisciplinari nominati dai Centers for Diseases Control and Prevention di Atlanta e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che non esiste alcuna evidenza scientifica che la vaccinazione anti-epatite B possa causare l'insorgenza di malattie demielinizzanti del sistema nervoso centrale, inclusa la sclerosi multipla. Questa convinzione si basa su una serie di evidenze epidemiologiche, cliniche e biologiche.
Gli studi condotti in Francia, negli USA e nel Regno Unito non hanno evidenziato alcun aumento significativo di notifiche per malattie demielinizzanti, compresa la SM, nei soggetti vaccinati contro l’epatite B rispetto a quelli non vaccinati.
Uno studio condotto in Francia dal 1994 al 2003 non ha trovato una associazione tra vaccino per epatite B e sviluppo di SM ad insorgenza in età infantile.
I 143 casi includevano bambini con comparsa di SM prima dei 16 anni e 1122 soggetti di controllo selezionati tra la popolazione generale francese .
Inoltre, nella stessa Francia, e' stato dimostrato che la distribuzione dei casi di SM per età e sesso nei soggetti vaccinati presenta un andamento del tutto analogo a quello riscontrato nel resto della popolazione generale.
Anche la teoria di biologia molecolare (ipotesi del “molecular mimicry” o mimetismo molecolare) proposta per sostenere una possibile correlazione tra vaccinazione antiepatite B e malattie demielinizzanti non trova supporti scientificamente validi.
Secondo questa teoria, se la struttura terziaria dell'antigene di superficie (HBsAg) dell'HBV contenuto nel vaccino fosse simile a quella della mielina questo potrebbe, una volta inoculato, provocare la produzione di anticorpi anti-mielina e indurre quindi la SM. Il confronto delle sequenze nucleotidiche ed aminoacidiche dell'HBsAg e della mielina non hanno tuttavia dimostrato alcuna analogia strutturale tra le due proteine, smentendo di fatto l'ipotesi.
D'altra parte, va anche detto che l'HBsAg ricombinante utilizzato nel vaccino è molecolarmente identico a quello presente sulla superficie del virus selvaggio. Pertanto, se l'ipotesi del “molecular mimicry" fosse corretta ci dovrebbe essere una maggiore frequenza di casi di SM nei Paesi ad elevata circolazione di HBV. In realtà sembra essere vero l’esatto contrario, dal momento che nelle aree iperendemiche per epatite B dell’Africa e dell’Asia la SM è relativamente poco frequente, mentre nei Paesi del Nord Europa, in cui la SM è più diffusa, la circolazione dell'HBV è alquanto modesta.
Inoltre, analogie ben maggiori esistono tra la mielina e le proteine di altri virus (es. Adenovirus), causa frequente di infezioni umane.
I risultati dagli studi che hanno esaminato una possibile associazione tra il vaccine per l’epatite B e lo sviluppo di sclerosi multipla non solo sono rassicuranti, ma sostengono le raccomandazioni di vaccinare contro questo virus.
Pertanto dall'insieme dei dati attualmente disponibili e tenuto conto che, a fronte di un ipotetico e scientificamente non provato rischio, la vaccinazione contro l’epatite virale B si è dimostrata altamente efficace nel prevenire l'epatite acuta B, l'insorgenza dello stato di portatore di HBsAg e delle sue più gravi conseguenze come la cirrosi e il carcinoma epatocellulare, gli esperti di sanità pubblica sono concordi nel raccomandare la vaccinazione antiepatite B mirata alla immunizzazione dei nuovi nati e/o degli adolescenti nonché delle persone a rischio per stile di vita o per motivi professionali continui su scala globale secondo i programmi stabiliti

E' del tutto infondata anche la comparsa di autismo dopo vaccinazione antimorbillo (S.Salmaso, Cnesps, Iss – 2012 http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/MPR_autismo.asp).
L’autismo è una complessa patologia del sistema nervoso centrale: sono interessate essenzialmente la comunicazione, la socializzazione e il comportamento. In Italia, secondo i più recenti dati Eurispes, sono autistici circa 6-10 bambini su 10.000. Il fenomeno sembra in crescita nei Paesi sviluppati. Non è ancora chiaro se questa crescita sia imputabile a qualche fattore ambientale non ancora conosciuto oppure sia solo apparente, come conseguenza dei progressi nell’accertamento della malattia: recentemente infatti sono stati introdotti dei criteri diagnostici che hanno reso più agevole e precisa la diagnosi di autismo. In tal caso, non sarebbe aumentato l’effettivo numero dei casi, bensì la capacità nel rilevarli.
Uno studio pubblicato in Gran Bretagna nel 1998 sulla rivista Lancet (Wakefield 1998) ipotizzava che il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) determinasse un’infiammazione intestinale con conseguente aumento della permeabilità dell’intestino, seguita dall’ingresso nel sangue di sostanze tossiche in grado di danneggiare il cervello e determinare l’autismo. Appena pubblicato, lo studio fu criticato perché presentava dei difetti: si basava soltanto su 12 bambini, non teneva conto del fatto che il 90% dei bimbi britannici era vaccinato con MPR alla stessa età in cui generalmente l’autismo è diagnosticato e infine non metteva a confronto la frequenza dell’autismo tra i vaccinati e i non vaccinati. Alcuni anni dopo una parte degli autori dello studio ne ritrattò le conclusioni, prendendo le distanze dallo studio con una dichiarazione pubblicata su Lancet (Murch 2004).
Nel 2002 lo stesso autore pubblicò un secondo articolo (Uhlmann, Wakefield 2002): in questo nuovo studio veniva ricercata la presenza del materiale genetico del virus del morbillo (RNA) in biopsie intestinali ottenute da bambini autistici e sani. Lo studio riportava che il materiale genetico del virus (RNA) risultava presente nella maggioranza dei bambini autistici e solo in una piccola parte dei sani. Lo studio tuttavia non teneva conto del fatto che il vaccino del morbillo è vivo attenuato, e quindi normalmente si moltiplica nelle cellule del vaccinato.
Quando inizia a replicarsi, il virus viene aggredito da cellule del sistema immunitario che si trovano ovunque nell’organismo: nessuno si stupirebbe quindi di trovarlo nell’intestino, o altrove. Per cercare il materiale genetico del virus nelle biopsie è stato usato un esame di laboratorio chiamato RT-PCR. Durante un procedimento giudiziario condotto successivamente (United States Court of Federal Claims, 2007), un collaboratore di Wakefield, di nome Nick Chadwick, rivelò che i risultati dei test tramite RT-PCR erano stati volontariamente alterati da Wakefield.
Che interesse aveva Andrew Wakefield a falsificare i dati? E’ emerso che il suo studio aveva ricevuto un finanziamento da parte di un gruppo di avvocati di famiglie con bambini autistici che intendevano intraprendere un’azione legale di risarcimento; in secondo luogo, Wakefield nel 1997 (quindi prima che fosse pubblicato lo studio) aveva depositato un brevetto per un nuovo farmaco che a suo dire fungeva sia da vaccino contro il morbillo sia da terapia contro le malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e malattia di Crohn).
In una serie di articoli pubblicati sul British Medical Journal nel 2011, il giornalista Brian Deer ha dimostrato che Wakefield aveva costruito una vera e propria frode scientifica. Basandosi su interviste, documenti e dati resi pubblici durante le audizioni del General Medical Council (l’Ordine dei Medici britannico), Deer mostra come Wakefield avesse alterato numerosi fatti nella storia medica dei pazienti al fine di sostenere la sua tesi (Godlee 2011). Andrew Wakefield a causa di questa vicenda è stato radiato dall’albo dei medici e non può più esercitare la professione in Gran Bretagna.
In realtà gli studi concordano sul fatto che le cause dell’autismo debbano essere ricercate nel periodo prenatale (Offit 2008).

Per quanto riguarda in generale le malattie autoimmuni presenti nel soggetto da vaccinare è consigliata attenzione e valutazione caso per caso prima della pratica vaccinale.

I vaccini aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma?
Il timore che le vaccinazioni possano favorire lo sviluppo di allergie nel bambino è uno dei motivi che spingono alcuni genitori a rifiutarle. Gli oppositori delle vaccinazioni spesso usano questo argomento per dissuadere i genitori a vaccinare; il loro ragionamento è il seguente: negli ultimi decenni c’è stato un sensibile aumento delle allergie nei bambini e nello stesso periodo è aumentato il numero di vaccini somministrati, quindi tra i due fenomeni ci deve essere un rapporto. Per affermare che tra i due fenomeni c’è un rapporto bisogna dimostrarlo scientificamente. In assenza  di  una dimostrazione scientifica, questa spiegazione non ha nessuna credibilità e al massimo può essere considerata un’opinione. Poiché negli anni scorsi sono stati condotti diversi studi per valutare questa ipotesi, possiamo affermare che sino ad ora essa non è stata dimostrata. E’ stato invece dimostrato il contrario, ossia le vaccinazioni praticate in età pediatrica non aumentano il rischio di sviluppare allergie e asma (Nilsson 1998, Henderson 1999, Destefano 2002, Mullooly 2002, Grüber 2001, Nakajima 2007, Grüber 2008, Schmitz 2011).
Un dato interessante proviene dalla Germania: prima della riunificazione (avvenuta nel 1989) i bambini residenti nei due Stati tedeschi avevano livelli differenti di copertura vaccinale: nella Germania Est la percentuale dei vaccinati era significativamente più alta che nella Germania Ovest. Se la teoria delle allergie favorite dalle vaccinazioni fosse corretta, ci saremmo dovuti aspettare una più alta prevalenza di bambini allergici nella Germania Est. Invece è accaduto il contrario: gli allergici erano più numerosi a Ovest (Schneeweiss 2008). Evidentemente per spiegare l’alta prevalenza delle allergie nei Paesi occidentali è necessario trovare fattori di rischio differenti dalle vaccinazioni.

Nessuno studio ha mai dimostrato che gli additivi (adiuvanti e conservanti) alle dosi contenute nei vaccini possano determinare problemi di tossicità.

 
componenti vaccini

ll THIOMERSAL, il cosiddetto MERCURIO, da diversi anni non è più utilizzato come conservante nei vaccini pediatrici; la sua eliminazione è stata dettata dal principio di precauzione, sebbene vari studi epidemiologici non abbiano dimostrato conseguenze per la salute dei bambini a suo tempo vaccinati con prodotti contenenti tale conservante.

I sali di alluminio sono attualmente presenti in quasi tutti i vaccini (esclusi antipolio, anti-emofilo e anti-morbillo-parotite-rosolia) perché giocano un ruolo fondamentale come adiuvanti  nella risposta immunitaria, senza di essi la risposta immunitaria sarebbe ridotta. Il contenuto di alluminio nei vaccini è nell'ordine di mg, precisamente varia a seconda del tipo di prodotto da 0,25 a 2,5 mg. Ogni giorno ingeriamo con il cibo dai 5 ai 20 mg di alluminio, che è contenuto soprattutto nei vegetali:

Quantità di alluminio (milligrammi per litro)
Latte materno      0,01 - 0,05 mg/L
Latte in formula derivato dal latte bovino   0,06 - 0,15 mg/L
Latte in formula di soia     0,46 - 0,93 mg/L

Vaccino Prevenar      0,125 mg/dose
Vaccino DTaP      0,17 - 0,625 mg/dose
Vaccino HIB       0,225 mg/dose
Vaccino Hep B      0,25 - 0,5 mg/dose
Vaccino DTaP/IPV/HIB     1,5 mg/dose

La WHO, Organizzazione  Mondiale della Sanità, afferma che nella popolazione generale non esiste alcun rischio sanitario in relazione all'assunzione di alluminio con i farmaci e con l'alimentazione; anche il lattante assume alluminio con il latte materno. La tossicità da alluminio è riscontrabile nei lavoratori professionalmente esposti e in alcuni pazienti affetti da insufficienza renale cronica i quali, a causa della loro malattia, non riescono ad eliminare l'alluminio attraverso i reni.

Per la preparazione di alcuni vaccini la formaldeide è utilizzata come inattivante, cioè elimina il potere patogeno di un germe, e pertanto può essere presente solamente in tracce nel prodotto finito. In un ridotto numero di vaccini è invece presente come conservante, ad una concentrazione non superiore a 0,1 mg. Ogni giorno tutti noi respiriamo (è rilasciata dai mobili e da altri materiali comunemente presenti nelle nostre case; inoltre è il risultato di processi di combustione come per es. dal fumo di sigaretta) e ingeriamo con i cibi una certa quantità di formaldeide. Il nostro organismo produce naturalmente piccole quantità di formaldeide: questa sostanza fa parte del nostro normale metabolismo ed è necessaria per la produzione di DNA e alcuni aminoacidi (Offit, Kew, 2003). Quando un bambino è vaccinato con un prodotto che contiene formaldeide la quantità somministrata è al massimo 0,1 mg, mentre nel sangue è naturalmente presente una quantità 10 volte maggiore (1 mg).

Occorre sottolineare che gli attuali vaccini combinati, ossia gli esavalenti, i vaccini contro pneumococco e meningococco e inoltre quasi tutti i vaccini disponibili in forma singola o con combinazioni diverse dall'esavalente, oltre a non contenere thiomersal, non contengono formaldeide nè altri conservanti precedentemente utilizzati nei prodotti biologici.

A proposito di sicurezza, è opportuno citare un episodio di contaminazione del vaccino polio con un virus denominato SV40, (Simian Virus) appartiene alla famiglia dei Poliomavirus avvenuto nel 1955. Un evento del genere al giorno d’oggi è scongiurato grazie alle moderne tecnologie di produzione e controllo dei lotti di vaccino. Ciononostante, gli oppositori delle vaccinazioni continuano a parlarne, raccontando l’episodio in modo spesso distorto. Ecco che cosa accadde veramente.
E’ noto che una parte delle dosi di vaccino polio somministrate nel periodo 1955-1963 è sicuramente stata contaminata dal virus SV40, cancerogeno nei roditori, ritrovato  nelle cellule renali di scimmia utilizzate per preparare vaccino antipoliomielite ma non è ancora del tutto chiaro se possiede attività oncogena negli umani; un’ipotesi accreditata è che il virus da solo non sia in grado di indurre tumori, essendo necessaria la presenza di un fattore ambientale (per es. l’esposizione all’amianto). Sono stati condotti molti studi epidemiologici sulle popolazioni che avevano ricevuto il vaccino polio nel periodo della contaminazione. Studi condotti negli USA e in Europa (Stratton 2002, Strickler 2002) non dimostrano un’aumentata incidenza di cancro nei soggetti esposti (coloro che avevano ricevuto il vaccino contaminato) rispetto ai non esposti (coloro che non lo avevano ricevuto). In ogni caso la questione della contaminazione da virus SV40 riguarda  un  periodo  ristretto  (1955 - 63)  in  cui  non  erano  disponibili  le  attuali  tecnologie  di produzione e di controllo della qualità dei vaccini, che ormai da molti anni consentono di escludere la presenza del virus SV40. Una recente pubblicazione dell’Institute of Medicine, sulla base di tutti gli studi epidemiologici pubblicati su questo tema, è pervenuta alle seguenti conclusioni: “le evidenze sono insufficienti per accettare o respingere la relazione causale tra vaccini polio contenenti SV40 e cancro” (Stratton 2002).
La produzione dei nuovi vaccini con la metodica dell'ingegneria genetica ha eliminato da molti anni il rischio di ipotetica trasmissione umana.


EFFETTI INDESIDERATI DEI VACCINI

I vaccini generalmente sono sicuri ed efficaci (85-98%), ma come tutti i farmaci, possono essere responsabili di effetti indesiderati ed alcuni soggetti vaccinati possono risultare non del tutto protetti. L'obiettivo di un vaccino è di raggiungere il più alto grado di protezione con la più bassa percentuale di effetti collaterali. (Red  Book - American Academy of Pediatrics)
Non esiste certificazione di garanzie totali circa l'innocuità dei prodotti vaccinali; come per tutti gli altri farmaci, anche comunemente usati.

Le reazioni più frequenti al vaccino, generalmente, sono lievi o moderate e possono essere generali quali febbre, malessere, irritabilità, inappetenza ...o locali quali gonfiore o arrossamento e dolore nella sede di iniezione).
La co-somministrazione di più vaccini, anche combinati, può provocare un aumento delle reazioni generali ( in genere febbre, gestibile dal genitore con i mezzi apporpriati) e/o locali (tipo arrossamento, rossore, dolenzia nella sede di iniezione del vaccino), ma tale aspetto viene ampiamente compensato dalla riduzione degli accessi al servizio vaccinale, con conseguente minor stress per il bambino.

Effetti collaterali più seri si manifestano solo molto raramente, con frequenze dell’ordine di un caso ogni migliaia o milioni di dosi somministrate.
Per il tipo e la frequenza di tali effetti si rinvia alle schede tecniche dei singoli vaccini.
I sospetti riguardano sempre patologie ad eziologia incerta o ignota, e spesso la plausibilità biologica è assente.
In rare occasioni si possono anche verificare conseguenze gravi con sequele o pericolo di vita (shock anafilattico da 1 a 3 casi per milione di dosi somministrate. Importante però è che non sono stati rilevati casi ad esito letale conseguenti ad anafilassi insorta dopo la somministrazione di un vaccino).
Dopo ogni vaccinazione viene richiesta la permanenza per 30 minuti nella sala d'aspetto dell'ambulatorio vaccinale al fine di monitorare ed eventualmente trattare l'eventuale comparsa di manifestazioni allergiche.
In ogni ambulatorio sono presenti farmaci e presidi idonei per far fronte alle possibili, anche se estremamente rare, emergenze.


Sistema di sorveglianza post-marketing dei vaccini in Italia
Da sempre particolare attenzione è posta sui vaccini poiché somministrati prevalentemente a persone sane in età pediatrica; inoltre, è noto come nel caso dei vaccini un’informazione puntuale, corretta e trasparente sia fondamentale per la riuscita delle campagne vaccinali, a tutela di tutta la comunità potenzialmente esposta alle malattie che si intendono prevenire.
I vaccini sono disciplinati dalle stesse disposizioni che regolamentano i farmaci; gli esami per i vaccini non finiscono mai: anche dopo la loro commercializzazione viene studiata la loro sicurezza e il loro impatto sulla popolazione. I sistemi di sorveglianza post-marketing degli eventi avversi dopo vaccinazione esistono ovunque e generalmente sono incardinati nel sistema di farmacovigilanza che, in Italia, fa capo all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
In particolare, l’Ufficio di farmacovigilanza dell’AIFA effettua il monitoraggio continuo dei dati di sicurezza attraverso la valutazione delle segnalazioni spontanee, dei rapporti periodici di sicurezza (PSUR), delle misure di follow-up e degli obblighi specifici imposti alle aziende (inclusi gli studi post autorizzativi) e attraverso la partecipazione ad attività internazionali relative ai vaccini.  

Le modalità di sorveglianza prevedono sia la sorveglianza passiva, che include segnalazioni spontanee, analisi osservati/attesi, analisi dei segnali, sia la sorveglianza attiva e quindi gli studi epidemiologici.

Sorveglianza passiva
Include segnalazioni spontanee  attraverso la Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF). La normativa vigente prevede che per i vaccini vengano segnalate tutte le sospette reazioni  avverse osservate, incluse quelle attese e non gravi.
Le segnalazioni sono raccolte attraverso la RNF ed inserite nel database dal responsabile locale di farmacovigilanza (di ASL, Ao, IRCCS)
Le segnalazioni spontanee vengono valutate sia singolarmente che in forma aggregata; la valutazione sul singolo caso è effettuata in relazione alla gravità della reazione segnalata, al fatto che l’evento avverso sia atteso o non atteso per lo specifico prodotto ed in relazione al nesso di causalità tra vaccino ed evento.
Diverse analisi vengono condotte sui dati aggregati delle segnalazioni per fonte, per Regione, per età, per reazione, per vaccino o classe di vaccini.

L’analisi delle segnalazioni spontanee di reazioni avverse è lo strumento più veloce per il monitoraggio continuo e quotidiano della sicurezza di farmaci e vaccini. Proprio attraverso la segnalazione, molto spesso, vengono messe in evidenza problematiche specifiche di sicurezza che necessitano di essere approfondite attraverso la conduzione di studi formali.
L’obiettivo principale delle segnalazioni spontanee è quello di generare segnali che dovranno poi essere valutati ed eventualmente approfonditi.
Non sempre è dimostrata la correlazione causa - effetto tra vaccinazioni ed effetti indesiderati.
La comparsa di un evento, dopo la somministrazione di un vaccino, non prova che a questo siano da ascrivere i sintomi o segni.
Ne consegue che la descrizione degli eventi segnalati non presuppone automaticamente una relazione causale con il vaccino somministrato.

Oltre al personale sanitario anche altre categorie di cittadini possono segnalare il verificarsi di sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini (vedi tabella 2)

Analisi osservati/attesi
Per alcuni eventi rari è possibile valutare se i casi osservati a seguito della vaccinazione superano
il valore atteso dell’evento nella popolazione da vaccinare.
Data la possibilità di una associazione puramente casuale tra la somministrazione del vaccino e la insorgenza di eventi avversi, per stabilire un vero e proprio rapporto causa/effetto è necessario che l'evento si verifichi con una frequenza più elevata nei soggetti vaccinati rispetto a persone non vaccinate paragonabili per età e tipo di vita (Red  Book - American Academy of Pediatrics).

L’analisi osservati/attesi rappresenta uno strumento utile nel fornire una indicazione sull’esistenza o meno di un andamento in aumento dell’evento specifico in seguito ad una data vaccinazione; è possibile che il risultato dell’analisi osservati/attesi debba essere confermato attraverso uno studio epidemiologico.

Sorveglianza attiva
Si verifica quando  si  utilizza  uno  studio  epidemiologico  per  analizzare   eventi  osservati/attesi  su  uno specifico vaccino: per esempio sorveglianza  della  sicurezza  di  farmaci  e  vaccini  in pediatria in corso di pandemia influenzale.

Il Ministero effettua la sorveglianza di tali effetti con lo scopo principale di garantire la massima sicurezza delle strategie vaccinali; inoltre tale sistema costituisce un prezioso archivio per fornire informazioni al pubblico.

 

 

 


 
Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia : Anni 2009-2010 da AIFA,
alcuni dati sulle segnalazioni di eventi avversi.

tabella 1 

 tabella 2
tabella 3 

 tabella 4

 tabella 5 
Nel raccomandare l'uso di un vaccino, la sua sicurezza è valutata rispetto ai suoi benefici ed ai rischi legati alla malattia per la persona e per la comunità (Red  Book - American Academy of Pediatrics)
Molti giovani genitori non si rendono conto del rischio costituito dalle malattie contagiose prevenibili con i vaccini (poliomielite, difterite, pertosse…) e del rischio del tetano in persone non vaccinate perché, grazie alle vaccinazioni, non le conoscono non avendole mai viste.

Per decidere se vaccinare o meno vostro figlio è giusto esaminare i rischi delle vaccinazioni, ma anche quelli legati alla mancata protezione contro le malattie per le quali è invece disponibile un vaccino.

Posti di fronte alla scelta, alcuni genitori ritengono che sia meglio non fare niente ( = non vaccinare) piuttosto che agire ( = vaccinare). Viene cioè ritenuto che i rischi derivanti da un’azione siano maggiori di quelli derivanti dalla “omissione”, come gli psicologi anglosassoni definiscono questo comportamento (“omission-commission”): viene scelto il comportamento percepito psicologicamente come meno rischioso.

Purtroppo nel caso delle malattie infettive il comportamento più rischioso, sia a livello individuale che di popolazione, è proprio l’omissione (il non vaccinare) e non l’azione (la vaccinazione).
Una volta che, nel caso specifico delle vaccinazioni dei minori, i genitori ritengano che sia più rischioso vaccinare che astenersi dal farlo, possono prendere fin da subito la decisione di non vaccinare.

Non bisogna però dimenticare che con le vaccinazioni si ottengono 2 scopi: da un lato proteggiamo noi e il nostro bambino da malattie molto gravi; dall’altro, con la vaccinazione di tanti bambini, otteniamo anche la protezione della popolazione dalle epidemie, con riduzione dei rischi anche di quei pochi che, per scelta o necessità, non sono vaccinati (ciò vale per tutte le malattie prevenibili con i vaccini tranne il tetano, non essendo quest’ultimo trasmesso da persona a persona). Inoltre potremmo arrivare, per molte malattie, alla loro scomparsa dal pianeta.
La vaccinazione è un diritto fondamentale di ogni bambino ed è stata individuata come una delle azioni necessarie per ottemperare alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (Durrheim 2010).”

La legge n°210 del 1992 prevede il riconoscimento di un indennizzo ai soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati (il danno permanente deve essere causalmente correlato).
La richiesta di rimborso per sospetto danno da vaccino viene compilata dai genitori e la sua congruità viene valutata da apposita commissione ministeriale consultando la documentazione medica allegata. Va inoltrata entro tre anni dalla comparsa dell’evento dannoso.

Presso la sede del M.O. Pediatria di Comunità possono essere forniti, su richiesta del genitore, i “foglietti illustrativi” dei vaccini che vengono somministrati e così pure i lotti dei prodotti somministrati al proprio bambino.

Per gli estremi della letteratura medico scientifica per la redazione del libretto divulgativo “Le vaccinazioni dell'infanzia e dell'adolescenza” è necessario rivolgersi all' Assessorato politiche per la Salute, Servizio Sanità Pubblica, Regione Emilia-Romagna che ne ha curato l' edizione.

 

Le presenti risposte, per quanto di competenza, provengono tutte dalla letteratura scientifica più autorevole. Purtroppo non tutte le informazioni, anche in forma di pubblicazioni apparentemente autorevoli, che circolano sono scientificamente corrette e per i genitori può essere difficile operare una scelta e possono sorgere dubbi o domande basate su bibliografie obsolete e studi ormai superati.
Per ulteriori informazioni si consigliano :

- l'articolo di A.E. Tozzi, T. Jefferson dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma dal titolo "La valutazione della sicurezza dei vaccini" pubblicato sulla rivista Prospettive in Pediatria 2002, 32 : 111-122

- la consultazione del sito internet della Regione Emilia Romagna (www.saluter.it), in particolare:
• il documento “Impatto sulla salute delle vaccinazioni pediatriche in Regione Emilia Romagna, Rapporto 2011”;
• Il documento “Coperture vaccinali nell’infanzia. Anno 2012”, Regione Emilia Romagna - Assessorato Politiche per la Salute http://www.saluter.it/documentazione/rapporti/vaccinazioni_infanzia_settembre2013.pdf/view?searchterm=;

- Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni a cura di Giovanni Gallo, Rosanna Mel, Maria Cristina Rota, approvata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISSN 1123-3117, Rapporti ITISAN 09/13) http://www.levaccinazioni.it/professionisti/Documenti/GuidaISS.pdf 

- l’analisi delle segnalazioni delle ADR da Vaccini contenuta nel documento “Farmacosorveglianza : la segnalazione delle reazioni avverse da farmaci in Emilia Romagna nel 2011” http://www.saluter.it/documentazione/rapporti/FV_segnalazioni_giugno2012.pdf/view?searchterm=farmacosorveglianza;

- AIFA La sorveglianza postmarketing dei vaccini 2009-2010 http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/rapporto-sulla-sorveglianza-postmarketing-dei-vaccini-italia-2009-2010-29122011

- la consultazione del sito internet del Ministero della Salute (www.ministerosalute.it) e dell’Istituto Superiore di Sanità sulle vaccinazioni, sull’epidemiologia delle malattie prevenibili con vaccinazione e sui i dati di copertura routinari nei bambini a 24 mesi di età http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=41&area=Vaccinazioni

- Il documento “Vaccinazioni: le risposte alle domande più frequenti dei genitori “- G. Ara, F.Giovanetti 2012 http://www.aslcn1.it/fileadmin/SIAN/documenti_vari_vaccinazioni/Domande_Vaccini_versione_aggiornata__gennaio_2012.pdf

- Il numero verde gratuito del Servizio sanitario regionale dell’Emilia – Romagna 800 033 033.

- Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014 alla voce approfondimento http://www.governo.it/backoffice/allegati/67507-7587.pdf

- Rapporto Istisan ICONA 2008 Indagine di copertura vaccinale nei bambini e negli adolescenti

- Sito del Network Italiano dei Servizi di vaccinazione (NIV), sull'età minima per iniziare le vaccinazioni e per le reazioni dopo somministrazione di un vaccino http://www.levaccinazioni.it

- Sito www.EpiCentro.it

- Sito di Genitori Più, campagna nazionale del Ministero della salute www.gentoripiu.it

- MMWR Morbidity and Mortality Weekly Report 2011 General Reccomandations on Immunization

- sito www.perchevaccino.it

- sito www.vaccinarSi.org


Come già  precedentemente indicato le vaccinazioni obbligatorie sono:
- antipoliomielite
- antidifterica e antitetanica
- antiepatite B

Alcuni vaccini sono prodotti in monodose, per cui Vi informiamo che è possibile effettuare su Vostra richiesta, qualora foste favorevoli a somministrare a Vostro figlio solo qualcuno e non tutti i vaccini obbligatori e/o raccomandati, anche iniezioni di singoli vaccini.

Vi invitiamo comunque presso i nostri ambulatori nelle sedi di riferimento per un colloquio e/o, in caso di ponderato rifiuto, per la compilazione del modulo di dissenso informato che lo scrivente Servizio dovrà inoltrare alle autorità competenti, in base alla normativa vigente (Sindaco del Comune, Responsabile del Servizio igiene e sanità pubblica, Pediatra di Famiglia). In caso di mancata presentazione e/o di rifiuto di firmare il modulo di dissenso informato deve essere fatta la segnalazione anche al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori.


Il Servizio resta sempre a disposizione per l'effettuazione delle vaccinazioni nei tempi e nei modi ritenuti più utili e opportuni per la protezione dalle malattie infettive prevenibili con la vaccinazione.

 

PROGETTI

  • Nati per Leggere: progetto di promozione della lettura ad alta voce da parte dei genitori ai bambini fin dal primo anno di vita, in collaborazione con Pediatri di famiglia, Comuni di Argenta, Portomaggiore e Comacchio, Volontari, Biblioteche locali, Associazioni di volontariato, come gli “Amici della biblioteca Ariostea” ed il CIRCI-Biblù, Last Minute Book dell’Università di Bologna, Case Editrici.
  • Promozione e sostegno dell’allattamento al seno in collaborazione con Salute Donna nell’ambito del percorso di accompagnamento alla nascita
  • Partecipazione al progetto di dissuasione e prevenzione della consuetudine al fumo con interventi in ambito scolastico, in collaborazione con il Ser.T. e Promeco, e ad indagini epidemiologiche in collaborazione con l’Osservatorio Adolescenti del Comune di Ferrara.
  • Programmi di educazione alimentare e di sorveglianza dietetica nelle comunità infantili in collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica - SIAN (Servizio Igiene Ambienti Nutrizione) e i servizi scolastici.
  • "Ben arrivato...piccolo mio!", Punto d’Ascolto e Sostegno per mamme dopo il parto e genitori con bambini nei primi 6 mesi di vita a Ferrara. Offre visite domiciliari dopo il parto, colloqui di consulenza e sostegno, consulenze telefoniche, incontri a tema e di piccoli gruppi di mamme e bambini. Lo staff del Punto d’Ascolto è costituito da professionisti di Pediatria di Comunità, Salute Donna e Psicologia Clinica dell’Azienda Usl di Ferrara, UO Politiche familiari e integrazione scolastica del Comune di Ferrara, con la collaborazione del Reparto Maternità dell’Arcispedale S.Anna di Cona e del Servizio Sociale Minori dell’ASP di Ferrara. Nel Distretto Sud Est per l'individuazione precoce della depressione postnatale viene proposta un'intervista alle mamme in occasione della prima e seconda vaccinazione dei figli, progetto integrato con altri servizi del DCP e Psicologia Clinica Territoriale del DSM.

 

 

SERVIZI SPECIALISTICI DELLA PEDIATRIA DI COMUNITÀ

  • Audiologia: valutazione ORL, esame audiometrico e protesizzazione di ipoacusici
  • Foniatria: valutazione, diagnosi e trattamenti logopedici
  • Oculistica: valutazione e controllo vista, patologie dell’occhio che non richiedono
    strumentazione diagnostico-terapeutica di terzo livello

DOVE

Ferrara – via Gandini 26, tutte le mattine su appuntamento Foniatria
Copparo – via Roma 18, presso Ospedale martedì dalle 14 alle 17.30 e giovedì dalle 8.30 alle 12
Comacchio – via XX Settembre 45
Portomaggiore – via E. De Amicis 22, venerdì dalle 9 alle 12 a settimane alterne (su appuntamento)

Logopedia

Comacchio – mercoledì 9-13 e14-17
Portomaggiore – venerdì 9-15
Codigoro – giovedì 12-16, su appuntamento

 

 

LE PRESTAZIONI EROGATE DAI SERVIZI DI SALUTE MENTALE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

Il Dipartimento di Salute Mentale comprende un servizio le cui attività sono prioritariamente destinate all’infanzia e all’adolescenza, con personale specificamente formato. Questo servizio svolge le funzioni di diagnosi, cura e riabilitazione dei disturbi neuropsichiatrici; di tutela, diagnosi, cura e protezione dei soggetti esposti a condizioni e relazioni familiari inadeguate o anomale della popolazione compresa tra gli 0 e i 17 anni. Le figure professionali presenti in tutte le sedi distrettuali sono: medici specialisti in neuropsichiatria infantile, psicologi, fisioterapisti, educatori professionali e logopedisti.

PRESTAZIONI OFFERTE DALL’UNITÀ OPERATIVA SMRIA

Accoglienza, Valutazione e Diagnosi. I genitori, i tutori legali e gli adolescenti maggiori di 14 anni fanno richiesta di intervento telefonando alle sedi territoriali del Servizio; a questo segue una valutazione che termina con una restituzione diagnostica. Se si ritiene necessario, vengono consigliati approfondimenti o consulenze.
Percorso diagnostico integrato con l’attività di agenzie educative, organi giudiziari e altri servizi/istituzioni. Questo percorso ha inizio da una richiesta espressa da parte di un organo giudiziario o altra istituzione/servizio e prevede una valutazione che sarà articolata in base alla problematica presentata dall’utente.
Al termine viene redatta relazione all’organo o istituzione che ha fatto la richiesta e può essere proposto un progetto di presa in carico.
Presa in carico. Attivazione di un percorso di cura condiviso con l’utente dopo la diagnosi. Prevede uno o più programmi di intervento eseguiti da un singolo professionista o da un’équipe. Secondo le caratteristiche del paziente la presa in carico prevede i seguenti trattamenti terapeutici specialistici:

  • trattamento neuropsicomotorio ambulatoriale, singolo o di gruppo
  • trattamento delle funzioni comunicative/linguistiche sul singolo bambino e/o di gruppo
  • riabilitazione dei disturbi dell’apprendimento sul singolo bambino e/o di gruppo
  • riabilitazione delle funzioni neuropsicologiche e cognitive sul singolo bambino e/o di gruppo
  • trattamento per l’acquisizione delle autonomie personali e sociali sul singolo bambino e/o di gruppo
  • prescrizione e collaudo ausili, protesi e ortesi
  • sostegno al singolo ed alla coppia genitoriale
  • psicoterapia individuale e/o di gruppo
  • trattamento della coppia madre/bambino
  • psicoterapia della famiglia
  • psicoterapia e sostegno genitoriale di gruppo
  • percorso di inserimento a centri residenziali o semiresidenziali
  • progettazione in rete di un percorso di inserimento sociale
  • percorso in rete per l’integrazione scolastica secondo la L. 104/1992
  • percorso di cura, affiancamento e sostegno del minore vittima di maltrattamento e/o abuso
  • affiancamento e sostegno del minore e delle famiglie nel percorso di affido familiare
  • affiancamento e sostegno del minore e della famiglia nel percorso di affido preadottivo.

 

 

Comune di Ferrara - Servizi sociali settore tutela minori

Consulenza
. Attività specialistica rivolta a soggetti (ospedale, servizi sanitari, scuole ecc.) che necessitano di un approfondimento sia valutativo che riabilitativo.

Viene data garanzia di una restituzione scritta ai quesiti posti.

Prevenzione

  • attivazione di programmi di screening
  • interventi educativi-formativi su gruppi
  • corsi di formazione per gli insegnanti

Le attività di seguito descritte sono organizzate in modo trasversale su tutto il territorio provinciale.

Interventi nei casi di maltrattamento dei minori.

  • Valutazione e trattamento dei minori vittime (o presunte tali) di maltrattamento psicofisico o abuso sessuale intra o extrafamiliare
  • accompagnamento nel percorso giudiziario, se attivato
  • sostegno del genitore protettivo

Comune di Ferrara - Orientamento su Adozione e Affido

Percorsi per l’adozione.

  • Gruppi di formazione/informazione per le coppie con desiderio adottivo
  • istruttorie per le adozioni
  • gruppi di sostegno alla genitorialità adottiva

Percorso per affido familiare.

  • Attività di accoglienza delle disponibilità all’affidamento
  • gruppi di sostegno alle famiglie affidatarie
  • rapporti con l’Associazione delle famiglie affidatarie

Comune di Ferrara - Affido familiare

DOVE

Ferrara – Salute Mentale e Riabilitazione Infanzia e Adolescenza - SMRIA, via Messidoro 20, Blocco D/E (ex Casa del Pellegrino), tel. 0532 975123
È disponibile un autobus (HF) con partenza dai giardini di viale Cavour, fermata FF.SS., arrivo al Dipartimento di Riabilitazione San Giorgio.
Copparo – via Carducci 54, tel. 0532 879044
Cento – Salute Mentale e Riabilitazione Infanzia e Adolescenza - SMRIA, via Cremonino 10, tel. 051 6838494
Codigoro – Salute Mentale e Riabilitazione Infanzia e Adolescenza - SMRIA, via R. Cavallotti 347, tel. 0533 729647
Portomaggiore – Salute Mentale e Riabilitazione Infanzia e Adolescenza - SMRIA, via E. De Amicis 22, presso ex Ospedale, tel. 0532 817453

L’EMERGENZA PEDIATRICA

L’emergenza pediatrica è garantita attraverso l’assistenza e il ricovero in strutture attrezzate

DOVE

Cona (Fe) – Pronto Soccorso pediatrico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria S. Anna

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